Insyriated, 24 ore a Damasco

Anche Damasco, capitale della Siria, è colpita severamente dalla feroce guerra che imperversa nel Paese dal 2011. Ma non tutti gli abitanti riescono a scappare e chi rimane cerca di sopravvivere barricato nel proprio appartamento, ultimo baluardo di difesa.  Ci prova Oum Yazan, donna di mezza età, con i 3 figli, un suocero, una domestica, un fidanzato della rampolla e una coppia di vicini con il loro piccolo. Il marito è lontano e Oum, proprietaria dell’appartamento, cerca di proteggere la sua famiglia e al tempo stesso di mantenere l’equilibrio del piccolo nucleo rinchiuso in quelle mura, circondato dai cecchini e lestofanti, dove ogni gesto, anche il più semplice della quotidianità, mette a repentaglio la propria e l’altrui vita.

In realtà è un’estenuante lotta per la sopravvivenza che si consuma giorno dopo giorno, senza vedere soluzioni di sorta. L’acqua scarseggia, le persone nell’appartamento non hanno la possibilità di comunicare con il mondo esterno, mentre odono un continuo rumore di spari ed esplosioni. La città è sotto assedio e quando si sbircia dalla finestra, si vedono solo devastazioni.

Questa è la trama del film del regista belga Philippe Van Leeuw, Insyriated, nelle sale italiane dal 22 marzo 2018. Un film reso quanto mai attuale dai fatti che ci restituisce la cronaca, tragicamente reali, di questi giorni.

Il racconto cinematografico di Philippe Van Leeuw, si svolge nell’arco di 24 ore: una giornata di routine, se si sopravvive, dell’ordinaria follia che provoca una lunga guerra come quella siriana.

Ma ci si abitua all’ordinaria follia della guerra e se sì come? “L’istinto che ci dà la resistenza per lottare al fine di sopravvivere – risponde il regista – è l’energia per auto-conservarci alle spese dei bisogni di altre persone mosse dagli stessi impulsi vitali e sbagli morali. Quello che ho cercato di comunicare è la fragilità e la forza che possediamo quando siamo immersi in uno stato di pericolo.”
“L’appartamento sembra come una bolla sul punto di esplodere – prosegue il regista – le ombre sono minacciose, il mondo esterno pare irraggiungibile, proibito. È come se i personaggi fossero seduti su un vulcano, tesi, irascibili, egoisti, e nonostante ciò provassero a mostrare empatia e compassione verso gli altri compagni”.

Van Leeuw si astiene dall’esprimere giudizi o prese di posizione morali: l’intenzione del suo film è soltanto  “disporre i fatti per esporre la cruda realtà”. Infatti per accentuare la vena realistica della sua opera, il regista (al centro nella foto) ha usato molti attori non professionisti, profughi siriani.

Mentre la protagonista della storia, Oun Yadan è interpretata dall’attrice Hiam Abbas (a sinistra nella foto), famosa per le sue fortunate prove ne La sposa siriana L’ospite inatteso di Tom McCarthy e ne Il giardino di limoni di Eran Riklis che le hanno valso numerosi riconoscimenti: come le candidature agli EFA (2004 e 2007) e il premio Miglior Attrice all’ Osian’s-Cinefan Festival of Asian and Arab Cinema; stesso premio nel 2017 al Magritte Festival per il ruolo di Oum Yazan.

Insyriated, distribuito in Italia dalla Movies Inspired, è stato presentato nella sezione Panorama del 67°Festival di Berlino dove ha ricevuto il Premio del pubblico (Panoroma Audience Award), mentre al Magritte Award 2018 (nella foto a lato) ha vinto 6 premi, tra, i quali, oltre il già citato Miglior Attrice, per Miglior Film e Miglior Regia.

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