Frontiere. La pietas di Varsavia secondo Cristina Donati Meyer

Torna l’impegno e la sensibilità ai diritti umani dell’artista milanese Cristina Donati Meyer con la sua opera Frontiere, la pietas di Varsavia, realizzata presso il Consolato Generale della Repubblica di Polonia a Milano.

Il significato della raffigurazione dell’opera la lasciamo alla stessa artista,che sulla propria pagina Facebook scrive:

Un genitore con in braccio il figlio piccolo al confine tra #Bielorussia e #Polonia , nel limbo tra la vita e la morte, tra due schiere di soldati, poliziotti e filo spinato.

Le migliaia di profughi, per lo più provenienti da Siria, Afghanistan e Medio Oriente, sono prigionieri tra i due confini, senza poter proseguire, né tornare indietro, ostaggi del regime dittatoriale di Lukashenko e dei sovranisti polacchi, in una guerra di posizionamento geo-politico.

La grande e ricca Europa non è in grado di accogliere poche migliaia di persone che fuggono da guerre e da disastri causati dalla stessa Alleanza atlantica (vedasi #Afghanistan ). Le persone tra i due confini, tra le quali moltissime donne e bambini, si trovano senza alcuna assistenza e in condizioni disumane, aggredite e picchiate dalle guardie di frontiera polacche e dai militanti neo nazisti di Varsavia .

Oggi perfino il presidente russo, Vladimir Putin, non certo un campione dei diritti umani, si è concesso il lusso e il gusto della provocazione e del paradosso, appellandosi agli “ideali di umanità e accoglienza dell’Unione europea”, violati”.

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