Il ritorno di Frankenstein. 200 anni e non sentirli

200 anni ed essere in gran forma. E il caso del romanzo Frankenstein o il moderno Prometeo, scritto dalla scrittrice britannica Mary Shelley (1797 – 1851), andato alle stampe nel marzo del 1818.

La Creatura (o il Demone), come in realtà si chiama il personaggio centrale del romanzo, il mostro creato dal dottor Viktor Frankenstein da cui, nel tempo ha preso il nome, non conosce tramonti, visitato e rivisitato com’è dal cinema e dalla letteratura e da ultimo da un interessante serial radiofonico appena trasmesso da Radio 3 scienza, prodotto da Radio 3: Frankenstein serial, interessante esperimento che si muove tra scienza e letteratura, dove gli attori senza perdere il ritmo del racconto interagiscono con esperti autentici.

Frankenstein serial

Nel serial radiofonico la Creatura ritorna, spinto dal suo grande sentimento di solitudine, ad avvicinarsi a una famiglia, come fa nel libro della Shelley   aiutando prima di nascosto poi palesandosi, la famiglia De Lacey. Ma 200 anni non passano invano. Perché se nel romanzo la famiglia De Lacey lo respinge per il suo aspetto mostruoso, la famiglia del XXI secolo lo accoglie a braccia aperte. D’altronde è una famiglia post moderna formata da Nina, tredicenne nata in Nigeria e adottata da Giorgio, broker pentito ora dedito all’agricoltura biodinamica e da Rossella, ex economista nel ramo assicurativo, che condivide con il marito la vita bucolica e l’idea di una vita all’insegna della decrescita felice.

La Creatura, che si porta sulle spalle tutti i suoi anni, riprende i tratti tipici che esprime il personaggio della Shelley: la scienza che sembra non assumersi la responsabilità delle sue invenzioni, né ha la consapevolezza del loro potenziale, finendo con l’averne paura lei stessa; l’umanità che non riesce ad amare nè a provare, se necessario, gratitudine, per una creatura che non corrisponde all’aspetto estetico convenzionale.

Anche nella serie, come nel romanzo, la Creatura vuole una compagna, una casa, una vita tranquilla con tutti i confort, e quando Nina gli chiede “Ma quante cose vuoi?” il nostro protagonista risponde che vuole ciò che vede, quello che ha imparato a conoscere osservando gli umani. Vuole essere umano, ha sentimenti umani.  “Hai un privilegio unico: una storia da raccontare.

Sei il mostro più amato dalla terra” lo esorta Nina, “Ma se sono stato ripudiato da tutti” le risponde disperato e arrabbiato la Creatura, “Perché hai un evidente deficit di legittimazione. Eppure sei stato creato da un grande scienziato. Devi fare pace con te stesso” replica Nina.  Nel continuo dialogo fra Nina e Frankenstein della serial radiofonico, emerge la contrapposizione tra la bambina fortemente voluta e, molto amata dai suoi genitori adottivi, e la solitudine della Creatura, condannato a un’esistenza solitaria.

Frankenstein serial, scritto da Lorenzo Pavolini (nella foto in alto), e Chiara Valerio, diretto da Jonathan Zendi, rispetta appieno la storia della Creatura del romanzo di Mary Shelly ma è recepita, considerata e riproposta, lievemente e con ironia, attraverso Nina, con lo sguardo, dunque, del XXI secolo e dopo aver sedimentato la fama del personaggio evergreen, inciso nella fantasia collettiva, generazione dopo generazione, assurto a mito moderno,

Il romanzo

Nel romanzo il mostro è creato da Viktor Frankenstein, dottore svizzero, il quale, segnato dalla morte della madre, sogna di riuscire a generare la vita nella morte.

Dopo studi approfonditi, riesce a inventare una creatura transumana per intelligenza, salute e lunghezza della vita. Ma la sua creazione gli appare, fin da subito, un errore: è deforme, sgraziata, dotata di un’eccessiva forza fisica e smisurata; un mostro insomma che respinge e abbandona al suo destino. La creatura non glielo perdona e si vendica, ma gli concede una seconda occasione: di creare un altro mostro come lui, ma di genere femminile con la quale ritirarsi in siti lontani. Il medico accetta ma prima di dare la vita alla nuova creatura la distrugge, impressionato dalle eventuali conseguenze. Nuovamente ingannato dal suo creatore la Creatura sempre più delusa e ingabbiata nel dolore, riprende a vendicarsi.

Ma quando il suo creatore muore, piange e dichiara che la sua malvagità e stata solo il frutto e la conseguenza del disprezzo degli uomini, primo fra tutti il suo stesso ideatore, dunque il padre, solo a causa del suo anomalo aspetto. E desidera solo la morte, dandosi fuoco affinché nessuno riesca poi, dai suoi resti, a creare un altro essere come lui.

La cosa “straordinaria”

Chi si rivela, dunque, più responsabile, lo scienziato che crea, male, la creatura e poi se ne lava le mani, o la creatura stessa che dimostra fin da subito sentimenti profondi, amore e odio, ma nonostante il male ricevuto – ma anche per il male fatto – decide di eliminarsi e cancellare ogni sua traccia?

Il romanzo Frankenstein o il moderno Prometeo, venne pubblicato l’11 marzo 1817. Scarsamente considerato dalla critica, ottenne molto successo fra i lettori. Nella seconda edizione del romanzo, avvenuta nel 1831, Mary Shelley  firmò il testo e l’apprendere che il romanzo era stato composto da una donna e per di più molto giovane (nel 1818 l’autrice aveva 21 anni), stupì i critici che la definirono cosa “straordinaria”.

Oggi la figura di Frankenstein con la sua storia bicentenaria, continua a porci due spunti di riflessione quanto mai attuali: il diverso da noi per sembianze, che, senza cercare di conoscere, respingiamo perché ci incute paura e, centrale, il problema bioetico: fino a che punto è lecito che la scienza si spinga nelle sue ricerche?

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