Ri-pensiamo i negozi per le nostre città

Prima c’erano le botteghe, poi i negozi, poi i centri commerciali e ora le città sono popolate dagli scatoloni di Amazon.

In questo ultimo decennio, molti sono i rapporti Confesercenti, le indagini e ricerche sociologiche che si riferiscono alle “città senza negozi”, a livello nazionale ed internazionale. Carlo Coen, (Canton Ticino), Candidato PLR al Gran Consiglio, dichiara: “Oggi si preferisce acquistare dall’altra parte del mondo, ma non sotto casa. In Ticino negli ultimi 5 anni hanno chiuso più di 300 negozi e abbiamo perso più di 1000 posti di lavoro”.

E non riguarda solo i piccoli negozi ma anche le grandi catene. Nel 2019, gli italiani hanno comprato online per 31, 6 miliardi di euro (fonte Osservatorio ECommerce B2c, Politecnico di Milano)

Nel  articolo del 2017  Se la città resta senza botteghe non è più una città, Alberto Laggia evidenziava già la diminuzione  di panifici, lattai, librerie e tabaccai.

I negozi in centro chiudono e non vengono rimpiazzati. In aumento invece gli ambulanti, emerge analizzando lo studio di Confcommercio su 40 capoluoghi di provincia. (famigliacristiana.it)

“Una strada senza negozi è solo un luogo di scorrimento. Puoi soltanto passare, non c’è una porta dove entrare per comprare, ma soprattutto per parlare e per incontrare gente. I negozi sono molto più di un semplice luogo di commercio. Sono un presidio sociale (particolarmente in una città di vecchi come Genova) e un elemento importante del decoro urbano. Qualcuno affronterà la questione?”. (settembre 2019 Ferruccio Sanna di Liguri Tutti)

Ad ottobre 2019 è stata presentata un’indagine condotta dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza in collaborazione con Confesercenti sui comportamenti di consumo dei giovani e sul futuro del commercio: Piacenza viene giudicata accessibile e ordinata ma non eccessivamente bella, con parcheggi insufficienti ed eventi da promuovere meglio. “Gli studenti, piacentini e non, chiedono di più alla città: di alzare il livello dell’ offerta commerciale, giudicata ‘appena sufficiente’ e quella degli eventi e delle iniziative culturali”. (liberta it).

I negozi chiudono, ma dalla crisi può nascere un’opportunità? Alcuni suggestioni interessanti ci vengono dall’articolo su Economy up dedito all’innovazione in campo socio-economico. Leggiamo: “Il settore delle vendite ha un costante bisogno di innovazione”. Ed ecco, allora, apparire locali in cui si può creare la propria bici, giocare a basket nello store, testare i prodotti nella showroom o acquistare senza passare dalla cassa. Diciotto esempi di negozi innovativi, tra cui gli esempi di Quando l’innovazione batte la ‘crisi’: tendenze e casi internazionalivolume a cura di Fabrizio Valente.

E che permanga la necessità di una fisicità commerciale ci viene dall’evoluzione di molti brand, nati online. Pensiamo al brand digital facile.it, nato sul web e che ora sta aprendo punti fisici sul territorio. I cosiddetti Digital Native Vertical Brand (le imprese nate sul web), sbaracano  nel mondo reale.  Amazon ha comprato Whole Foods supermercati e librerie. Tediber, il primo e-tailer a vendere materassi fondato da Julien Sylvain, ha aperto un negozio nel quartiere Marais di Parigi

I negozi chiudono, insieme a tante altre attività, ma il punto fondamentale sono proprio i servizi. La rivoluzione tecnologica ha comportato una rivoluzione nel mondo degli acquisti, ma permane la necessità del legame sociale ‘dal vivo’. Gli esempi sopra citati evidenziano il bisogno di nuovi posti di accoglienza commerciale, di nuovi e vecchi bisogni e, soprattutto, di diversificazione merceologica e rapporto umano.

Nello scrivere L’edicola riapre facevamo riferimento alle competenze trasversali del venditore, all’accoglienza, al patto di fiducia tra erogatore di servizi e fruitore di servizi. Una città senza negozi è come se si silenziasse, non è un futuro auspicabile, ma è necessario ri-pensarne le modalità, la tipologia di servizi e chiamare in causa anche il comportamento dei consumatori.

Una sfida professionale per giovani e meno giovani, per la creazione di nuovi progetti, anche con il supporto di finanziamenti pubblici e privati e tassazioni sostenibili, congiuntamente alla formulazione di nuovi modelli di business, frutto di collaborazioni e sinergie tra diversi settori professionali.

Prendendo in prestito le parole del sociologo e filosofo Pierpaolo Donati, occorre distinguere tra “le relazioni sociali che creano valore aggiunto all’umano con quelle che lo consumano e lo distruggono”, anche in una dimensione professionale.

Foto di copertina2019 negozio di caramelle Kit Diamond Painting NB0100

 

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