Guadagnarsi da vivere pulendo il mare dalla plastica

Pulire il mare dalle plastiche diventa una vera professione oltre a contribuire a risolvere uno dei maggiori problemi ambientali del pianeta.

Senza fare affidamento sulle donazioni i fratelli Amaia e Julen Rodríguez hanno creato ad Alicante (Spagna) la Gravity Wave una start –up che lavorando con i pescatori e collaborando con le aziende recupera plastica dal Mediterraneo e la converte in prodotti di pregio.

Dopo un viaggio traumatizzante di Amaia nel sud-est asiatico dove al posto degli attesi panorami paradisiaci ha trovato spiagge sommerse dalla plastica, i 2 fratelli hanno abbandonato i precedenti, più che soddisfacenti, lavori per fondare Gravity Wave che ha superato le iniziali difficoltà con un preciso modello di business che permette ai suoi fondatori di “vivere letteralmente pulendo il mare” come ha raccontato Julen all’agenzia Efe.

Attualmente sono circa 3mila i pescatori che lavorano nel Mediterraneo impegnati nella raccolta per Gravity Wave.

Tra il 30 e il 50% delle plastiche che prelevano dal mare sono reti, un rifiuto complesso da trattare e spesso rifiutato dalle aziende di riciclo perché rompe le macchine.  In collaborazione con aziende specializzate la start-up ha escogitato un sistema che ne permette la lavorazione.

Sono aziende che hanno aderito al progetto, e che finanziano l’attività di raccolta e il trattamento della plastica, vedono in cambio la propria reputazione rinvigorita, con campagne di marketing mirate a diffondere la loro partecipazione all’iniziativa.

Fondata nel 2020 finora la start-up spagnola ha raccolto 80.000 chili di plastica e reti trasformati in mobili personalizzati attraverso la collaborazione di 70 aziende.

“Siamo nati con l’obiettivo sociale di ripulire il mare ma non vogliamo essere una ONG che dipende dalle donazioni. Vogliamo, invece, rappresentare un modello redditizio fondato sulla collaborazione”.

Nel 2021 la Gravity Wave ha fatturato 100mila euro; nel primo trimestre del 2022 ha già raggiunto i 200mila; l’obiettivo e chiudere l’anno raggiungendo il milione di euro di fatturato. Al momento la start-up non genera utili perché il ricavato viene rinvestito per massimizzare e ottimizzare la propria operatività, rafforzando l’innata potenzialità, sostiene Rodríguez, con le industrie automobilistiche che s’interessano alla plastica trasformata in materia prima seconda.

Inoltre la start-up, estendendo la sua azione al Golfo di Biscaglia, la parte atlantica della Spagna, punta ad ottenere i fondi europei. Crescere per affrontare le vaste acque dell’Oceano, dopo aver dimostrato la propria abilità nel Mediterraneo.

Se puliranno il Mare nostrum allora “tutti i mari si potranno pulire” conclude Julen Rodríguez, convinto che c’è troppa plastica nel mare per risolvere il problema attraverso la generosità, inevitabilmente fluttuane, delle ONG. È necessario un approccio strutturale che soltanto la professionalità (e la redditività) può garantire.

 

Immagine: Spagna – 1) dal centro a destra i fratelli Amaia e Julen Rodríguez fondatori della start-up Gravity Wave; 2)  i fratelli  Rodríguez con le reti da pesca.  Tra il 30 e il 50% delle plastiche che prelevano dal mare sono reti

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