La giostra che gira intorno valzer del calcio

Alle porte del primo Europeo di calcio, itinerante – per la prima volta per celebrare i suoi 60 anni di nascita – che si apre l’11 giugno 2021 proprio in Italia, allo Stadio Olimpico di Roma, un’istantanea sulla giostra degli allenatori che, forse, mai come quest’anno, mostra abbandoni e ritorni in un ciclo e riciclo storico in cui si scende e si sale.

Che bel paese è l’Italia! Si tratta di una definizione che accompagna sempre il nostro stivale perché lo merita sotto molti aspetti: arte, cultura, paesaggi, storia, poesia e tanto altro. Ma quando si tocca l’argomento calcio o più precisamente squadre ed allenatori il discorso cambia e, spesso, in peggio.

Se parliamo di paesi, i ricordi vanno alle feste patronali quando immancabilmente arrivavano i carrozzoni con le giostre e gli autoscontri. Si scatenava allora la voglia di salire su quelle piattaforme, era come dare sfogo ad una gioia frenata per lunghi periodi.

Il paragone, direte non è proprio confacente a quel che succede oggi, ma certo vedere salire su quella “giostra” gli allenatori che vanno e vengono da una squadra all’altra non è un bel vedere. Oggi vinco e domani me ne vado, ieri ci eravamo amaramente lasciati ed invece torno come se niente fosse successo. Ho lavorato con passione in un contesto di gestione complicata e senza una parola vengo mandato via. Non valuto i rischi che corro e faccio il salto della quaglia da una squadra normale ad una troppo importante e difficile da gestire.

Passo da un’esperienza all’estero e trovo subito chi mi accoglie a suon di milioni. I presidenti poi, gestiti da tifoserie o inconsapevoli di correre rischi pecuniari che possono portare ad un crac finanziario che è sempre dietro l’angolo,  si affidano al loro “stellone” come se fossero guidati da mani esperte e che invece sono solo dei manovratori.

Nessuno disdegna un posto “al sole” anche perché a tutti piace sentirsi importanti e se, anche questo apparire avrà la durata di un lampo, non importa: intanto i contratti saranno rispettati e si vivrà di rendita per altri anni.  Ce ne è per tutti i gusti: Ancellotti, Italiano, Dionisi, Vieira, Giampaolo, Pioli, Spalletti, Juric, Stroppa, Sarri, Inzaghi, Conte e Allegri.

Un giro di valzer o un tango senza fine, e come diceva Celentano: “Vuol ballare con me? Grazie, preferisco di no” Ma in fondo la risposta è sempre la stessa: “Chi sa se va, ma si che va!” Ci sono poi i detti antichi che a giudizio di molti lasciano il tempo che trovano, ma proviamo a sottolinearli: “Non si torna mai sul luogo del delitto” “Non c’è peggiore minestra di quella riscaldata” “Lasciare la via vecchia per la nuova, si sa quella che si lascia ma non quella che si trova”

A questo punto non facciamo nomi, né associano quelle definizioni a qualcuno, ai posteri l’ardua sentenza! A tutti auguriamo successi e mai venga loro  meno la passione che li ha contraddistinti, dapprima sui terreni verdi e poi sulle panchine dalle quali continueranno ad insegnare schemi e tattiche che in primis hanno imparato dai loro allenatori.

 

 

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