Carolina Milani, il coraggio che non chiese salvezza
Carolina Milani è l’unica non ebrea deportata e uccisa ad Auschwitz, dopo essere stata catturata dai nazisti durante il rastrellamento del Ghetto di Roma, il 16 ottobre 1943.
Rifiutò la libertà che le venne offerta dai tedeschi – come a tutte le persone di religione non ebraica arrestate quel giorno – per restare accanto a Enrichetta De Angeli, l’anziana donna ebrea di cui si prendeva cura e per la quale, a soli 25 anni, aveva lasciato Firenze e la sua famiglia.
Lo scorso 1º dicembre, a Scarperia e San Piero (Firenze), dove Carolina Milani era nata nel 1881, si è concluso il lungo percorso del Progetto della Memoria, con l’apposizione di una targa in suo ricordo e a riconoscimento del suo sacrificio.
Alla presenza delle sue pronipoti, già l’anno precedente Carolina era stata ricordata presso la Stazione Tiburtina, da dove partì il 18 ottobre 1943 il convoglio n. 2 per Auschwitz; presso l’ex Collegio Militare di Palazzo Salviati – dove furono portati gli arrestati, oggi Centro Alti Studi per la Difesa – sotto la sukkà nel giardino del Tempio Maggiore e nella trasmissione Sorgente di vita, di RAI 3.
Di Carolina Milani si avevano scarsissime notizie, se non che avesse seguito la sua assistita. Erano sconosciuti persino la data e il luogo di nascita, finché il presidente del Progetto della Memoria, Lello Dell’Ariccia, tramite i social media è riuscito a entrare in contatto con alcune delle nipoti e pronipoti di Carolina, prima fra tutte Elisa Martellini.
L’apposizione della targa commemorativa presso la sua casa natale, il 1º dicembre 2025, momento centrale dell’evento denominato La scelta di Carolina – 16 ottobre 1943, è stata l’occasione per riflettere sul suo coraggiosissimo gesto e sull’importanza della memoria, dell’inclusione, della dignità e dell’uguaglianza. Una riflessione che assume un significato ancora più profondo alla vigilia del Giorno della Memoria, il 27 gennaio di ogni anno, in commemorazione delle vittime dell’Olocausto.
Oggi, mentre la storia di allora sembra essere dimenticata e rischia di riproporsi, seppur in forme diverse ma non meno crudeli, Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, nel suo messaggio riportato da shalom.it, ha voluto esaltare anche il coraggio coerente di chi ha scelto di “ricordare quel coraggio”.
Lello Dell’Ariccia ha sottolineato il ruolo strategico dell’Associazione Progetto della Memoria nel trasmettere il ricordo della Shoah e nel farne memoria collettiva. Ricordando Carolina Milani e la sua “generosa umanità”, l’ha definita “la prima Giusta fra le Nazioni italiana. Insieme a quel bambino senza nome, un cittadino italiano senza certificato di nascita e senza certificato di morte, che nacque in quel cortile (di Palazzo Salviati, ndr) sotto lo sguardo sbigottito di mille persone e partì per Auschwitz in braccio alla sua mamma, Carolina è in qualche modo il simbolo di quella che giustamente è stata definita l’infamia tedesca”.
Immagine: Carolina Milani, l’unica non ebrea deportata ed uccisa ad Auschwitz. In copertina la targa posta il 1° dicembre 20205, nella casa natia a Scarperia e San Piero (Firenze), in ricordo del suo coraggio
