Il canguro e l’Australia. Una storia d’amore e d’odio

Il canguro sembra essere il secondo simbolo turistico più riconoscibile al mondo, dopo la Statua della Libertà di New York. Si dice canguro e si pensa automaticamente all’Australia, e in effetti il simpatico animale definisce questa terra nel mondo: la sua immagine adorna lo stemma nazionale, appare nel logo della compagnia aerea nazionale e negli scudetti delle squadre sportive, perché l’animale è strettamente legato all’identità australiana.

Eppure, pochi sanno che la specie proprio nella sua terra è sottoposta a un vero massacro. Secondo la LAV Italia sono più di 44 milioni i canguri uccisi dal 2000 al 2018, una media di 2.324.711 l’anno. Ciò che rende l’animale così prezioso è la sua pelle, utilizzata nel settore dell’abbigliamento sia di lusso sia sportivo.

Il triste quanto poco conosciuto fenomeno è raccontato nel documentario Kangaroo, A Love-Hate Story di Kate e Michael McIntyre che sarà presentato a Milano presso l’Anteo Palazzo del Cinema l’8 ottobre 2019 . Il Paese è troppo grande, affermano gli autori, per mettere in pratica i controlli.  In Australia la caccia ai canguri è legale dal 2012, per accrescere i posti di lavoro attraverso la commercializzazione della carne e delle pelli. Ma sempre secondo la legge australiana, i canguri devono morire senza soffrire, con un proiettile alla testa, mentre molti vengono colpiti al collo o alla mascella, causando loro sofferenze prolungate.   Sono molti i cacciatori professionisti che considerano i canguri come dei parassiti ai quali è giusto sparare a scopo di lucro.

Eccola, dunque, la storia di amore e odio che gli australiani hanno per quest’animale: per alcuni un’icona, una specie da proteggere, per altri una risorsa da sfruttare.  Per mostrare il fenomeno in ogni suo aspetto gli autori hanno compiuto un lungo viaggio nell’entroterra australiano, parlando anche con gli indigeni, gli scienziati, i politici, artisti e ambientalisti.  E non viene trascurato il fattore climatico che non gioca a favore della specie marsupiale: che soffre a causa della siccità, conseguenza dei cambiamenti climatici, in contrasto con i suoi lenti cicli riproduttivi.

Il documentario, prodotto e presentato in Australia nel 2017 e nel gennaio 2018 uscito in edizione limitata nelle sale cinematografiche statunitensi, ha suscitato commenti controversi. A risentirsi sono stati gli agricoltori e tutti coloro che lavorano nel settore legale del commercio dei canguri che hanno accusato il documentario di “travisare la situazione” e di “ignorare i fatti di base”. A favore gli animalisti e ambientalisti che temono che se la mattanza continuerà con questo ritmo il marsupio rischia l’estinzione.  Comunque si è qualificato per gli Academy Awards (il premio Oscar) del 2019.

In Italia è presentato dalla LAV Italia la quale punta il dito contro l’Europa e in particolare l’Italia primo importatore dell’Unione di pelli di canguro e chiede alle istituzioni italiane ed europee d’introdurre il divieto d’importazione di pelli e carni di canguro.

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