Affaire du siécle. Il reato di “inazione climatica” arriva in Tribunale

Il 14 gennaio 2021 il Tribunale Amministrativo di Parigi giudicherà se la politica francese e i suoi governi sono colpevoli d’inazione climatica. A portarli in giudizio il collettivo Affaire du siécle (Affare del secolo), formato dalle  4 Ong: Oxfam, Greenpeace, Notre affaire à tous e Fondazione Nicolas Hulot,  promotrici dell’iniziativa e della raccolta oltre 2 milioni di firme, che hanno dato un considerevole impulso all’azione.

Sostengono che lo Stato i Governi francesi, pur aderendo agli Accordi di Parigi, tardino ad adottare le politiche atte alla riduzione delle emissioni di gas serra.

Le accuse

Gli Accordi di Parigi per il clima – risalenti al 2015 (COP 21) – affermano, infatti, l’urgenza di contenere il riscaldamento climatico in atto entro 1,5° massimo 2°, rispetto alle temperature del 1990. La Francia li ha ratificati  ma afferma il collettivo Affaire du siécle dal proprio sito “è ben lungi da rispettarli” per i seguenti motivi:

– la Francia supera sistematicamente i suoi massimali di carbonio e, senza misure ambiziose, mancherà l’obiettivo dell’UE di ridurre i gas a effetto serra di oltre il 30 per cento entro il 2030;

– lentezza nell’introduzione delle energie alternative. La quota di energia rinnovabile per i prossimi 10 anni dovrebbe essere quasi raddoppiata;

– nel settore edilizio, l’attuale tasso di retrofit energetici dovrebbe essere moltiplicato per 10 per raggiungere l’obiettivo del 2030 di 700.000 ristrutturazioni l’anno.

– i trasporti è il settore che produce più emissioni di gas a effetto serra. Nel 2015, lo Stato si è impegnato a dare priorità alle ferrovie. Verdetto? Il traffico stradale è in aumento e il traffico ferroviario merci è diminuito di quasi il 33% tra il 2007 e il 2017.

La risposta del Governo

Nel 18 dicembre 2018 le 4 ONG hanno rivolto al Governo una richiesta preliminare accompagnata da una petizione popolare.

Il Governo ha risposto – nei tempi previsti – con una nota argomentativa di 10 pagine, dove  attestava che “lo Stato francese è tra i più attivi nella lotta al cambiamento climatico […]. L’attuale governo è senza dubbio quello che ha spinto al massimo l’ambizione ponendosi dall’inizio del quinquennio (2017- 2022, ndr), l’obiettivo di raggiungere zero emissioni nette di CO2, o carbon neutrality, entro il 2050” .

I destinatari hanno considerato la nota un espediente comunicativo privo di concretezza (fonte: novethic.fr, 18 febbraio 2019).

Nel marzo 2019, quindi, il collettivo ha depositato il ricorso in tribunale. Tra pochi giorni sapremo il verdetto.

L’intervento del Consiglio di Stato

Il 20 novembre 2020 il Consiglio di Stato francese, sollecitato dal Comune di Grande-Synthe, ha chiesto allo Stato francese di dimostrare, entro 3 mesi, come intende rispettare la riduzione delle emissioni di gas serra e quali  misure intraprendere per l’adattamento del territorio ai cambiamenti climatici.

Il Consiglio, inoltre, ha raccomandato di rispettare l’obiettivo di riduzione del 40% di emissioni CO2 entro il 2030, conformemente al programma dell’Unione Europea Horizon 2030.

Olanda: apripista

L’azione del collettivo Affaire du siécle, segue l’esempio dell’ONG olandese URGENDA, che sotto l’impulso di molti cittadini, negli anni scorsi ha intrapreso una battaglia giudiziaria.

Tre sono stati i gradi di giudizio che hanno dato ragione agli ecologisti: il 20 dicembre 2019, è stata la Corte Suprema olandese ha confermare le sentenze precedenti, sentenziando che il Governo olandese ha l’obbligo di ridurre urgentemente e significativamente le emissioni di gas serra, in nome dei suoi obblighi in materia di diritti umani.

Piccole grandi azioni di cittadini e associazioni che ri-chiedono ai propri governi l’obbligo legale di prevenire il cambiamento climatico, crescono sia in Europa e nel resto del mondo, compresa l’Italia, con la campagna Giudizio Universale, invertiamo il percorso.

Immagini: 1) Grafico tratto dal sito di Affaire du siécle; 2) Olanda, una della vittorie giudiziarie dell’ONG Urgenda

Articoli correlati:

Goldman Prize. Quando l’utopia è la migliore forma di realtà

Phyllis Omido. La rabbia di una madre vince sull’industria del piombo

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.