21 marzo. Passaggio a Nord Est, orizzonti di giustizia sociale

La piazza principale di questo 21 marzo 2019, XXIV Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti per mano della mafia, sarà Padova e il tema scelto Passaggio a Nord Est, orizzonti di giustizia sociale.

A Padova, dunque, s’incontreranno i familiari delle vittime per ricordare, nominandoli uno a uno i circa 1000 caduti per mano della criminalità organizzata. Contemporaneamente la stessa cerimonia si ripeterà in molti altri luoghi sia in Italia sia all’estero.

Libera contro le mafie, l’associazione fondata da don Luigi Ciotti, ideatrice e organizzatrice della  Giornata, scegliendo Padova sarà presente per la prima nel Triveneto, con l’intenzione di richiamare l’attenzione su questi territori che se da un lato hanno raggiunto ricchezza e prosperità, dall’altro non sono riusciti a rimanere impermeabili alle mafie e alla corruzione.

Perché a Padova

La scelta della piazza veneta compiuta mesi fa e  guardata in un primo tempo con “diffidenza e resistenza” come racconta Libera, ha trovato conferma nella cronaca pochi giorni fa con l’operazione compiuta dai carabinieri e dalla guardia di Finanza in Veneto che ha portato  all’arresto di 33 persone, per associazione di stampo mafioso finalizzata al riciclaggio, usura, sequestro di persona, estorsione ed emissione di fatture inesistenti.

D’altronde i dati della relazione del primo semestre 2018 della Direzione Investigativa Antimafia, indicavano 4.281 operazioni sospette nelle 3 regioni del Nord-Est (Veneto, Friuli Venezia Giulio e Trentino Alto Adige) pari al 7,7 del totale nazionale; 19 segnalazioni al giorno di operazioni in odore di riciclaggio per un totale di 3.518 nel solo Veneto.

Per questo Libera ha scelto Padova, perché questa zona italiana da “locomotiva economica del Paese, nel silenzio e lentamente rischia di trasformarsi in lavatrice di soldi sporchi”.  E per stare accanto a chi in quella stessa zona non si “rassegna alla violenza mafiosa, alla corruzione e agli abusi di potere” come tante realtà laiche, cattoliche, istituzionali e associative che combattono quotidianamente in nome del bene comune, della dignità e libertà delle persone.

Le mafie sono una piaga.  Ma ancora, dice don Ciotti ad Atlante Criminale Veneto “c’è chi riconosce la mafia soltanto quando c’è un fatto di sangue” senza ammettere che in tempi di economia di mercato la corruzione è la sua “apripista”.  Le organizzazioni criminali hanno meno bisogno di ricorrere alla violenza diretta “perché ottengono  molto di più con i soldi ” che con le armi da fuoco. Il risultato è che le organizzazioni mafiose sono più forti e più invisibili di prima, mentre si fa più fitto l’intreccio fra crimine economico, crimine organizzato e crimine politico“.

Accanto ai politici corruttibili, sfilano i personaggi della ‘zona grigia’ i liberi professionisti, i  facilitatori. Mentre la corruzione, da molti, ancora non è percepita come un reato, piuttosto come una “clausola non scritta delle relazioni d’interesse” talmente diffusa che perseguirla è “un’illusione da sprovveduti”.  Come combatterla allora? Quello che occorre, oltre alle indagini, ai processi, alle pene giuste e alle autorità specificamente dedicate è “l’impegno educativo” che formi “un’etica della cittadinanza e del bene comune, un cambiamento delle coscienze”.

Dalla sua nascita, infatti, Libera è impegnata nelle scuole e nelle università, al fianco dei docenti, ma lavorando con i giovani con programmi di formazione e percorsi educativi.

Come nasce la Giornata della memoria e dell’impegno

Un giorno di tanti anni fa, nel corso della prima commemorazione della strage di Capaci, in Sicilia, una donna si avvicinò a don Luigi Ciotti e si presentò: ”Sono Carmela, la mamma di Antonino Montinaro, il caposcorta di Giovanni Falcone – e aggiunse – perché il nome di mio figlio non lo dicono mai? È morto come gli altri”.  In quel lontano 23 maggio del 1993, infatti, gli uomini della sicurezza che accompagnavano Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo e che con loro perirono nell’attentato mafioso, venivano ricordati come i “ragazzi della scorta”.

Dal dolore di Carmela aumentato per la mancanza di memoria per suo figlio Antonio e per i suoi colleghi Rocco Dicillo e Vito Schifani nacque l’idea di restituire l’identità a tutte le vittime innocenti della mafia, di essere ricordata ognuna con il proprio nome.

E venne scelto il 21 marzo per ricordarle: il primo giorno di primavera simbolo del risveglio della natura, inteso come rinnovamento della verità e della giustizia sociale. Ricordare è importante, perché dice Libera “solo facendo memoria si getta il seme di una nuova speranza”.

La prima edizione della Giornata della memoria e dell’impegno, si svolse a Roma nel 1996 in piazza del Campidoglio. Da allora, ogni anno in una città italiana diversa – e man mano nel resto del mondo –  si rinnova l’impegno del ricordo, della testimonianza della denuncia.   Accanto ai familiari e agli amici delle vittime, il 70% dei quali non conosce la verità sulla morte dei lori cari.

 

Fotografie dall’alto verso il basso: logo della XXIV Giornata della Memoria e dell’Impegno; dossier di Libera ‘Passaggio a Nord Est’; don Luigi Ciotti

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