Ddl Cirinnà: al via ma con lentezza

Il 28 gennaio 2016 nell’Aula del Senato è iniziata la discussione sul testo di legge Cirinna n.2081, sulle unioni civili con l’esame delle pregiudiziali e sospensive, esame che riprende il giorno successivo, quando è prevista la fine della discussione e l’incardinamento del testo di legge.

La votazione per le mozioni d’ordine dell’opposizione avverrà il 2 febbraio 2016, mentre non è stata ancora stabilita  la data per la votazione degli emendamenti, né  fissato un termine per la discussione finale.

Sembra che il Parlamento italiano, intenda procedere senza fretta nonostante il nuovo monito del Consiglio d’Europa di non appena due giorni fa, quando il suo segretario generale Thorbjorn Jagland, ha scritto . “Incoraggio l’Italia a garantire il riconoscimento legale alle coppie dello stesso sesso cosi come stabilito dalla sentenza della Corte europea dei diritti umani (Oliari e altri verso Italia del 21 luglio 2015) e come accade nella maggior parte degli Stati membri del Consiglio”.

Enrico Oliari, presidente dell'associazione Gaylib

Enrico Oliari, presidente dell’associazione Gaylib

La sentenza cui fa riferimento Thorbjorn Jagland, ha visto l’Italia condannata dalla Corte di Strasburgo per violazione dell’articolo 8 della CEDU (Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali), ossia perché non provvedendo alla adozione di una legislazione per il riconoscimento delle unioni civili per le coppie dello stesso genere è venuta meno “all’ ‘adozione di misure volte al rispetto della vita privata e famigliare anche nella sfera delle relazioni tra gli individui” .

Il ricorso era stato presentato alla CEDU da 3 coppie omosessuali, tra cui Enrico Oliari presidente dell’Associazione Gaylib e da cui la sentenza prende il nome, che denunciavano l’impossibilità in Italia di sposarsi o di vedere riconosciuti i loro diritti di coppia.

La Corte in quella circostanza, ha affermato che in Italia “la tutela legale attualmente disponibile per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di due persone impegnate in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile”.

Non ha potuto, comprensibilmente, imporre gli strumenti legislativi, ma ha rilevato il suo dovere di riconoscere legalmente le unioni civili.

La condanna ha riconosciuto un risarcimento di 5.000 euro per ognuno dei 6 ricorrenti  (totale complessivo di 30.000 euro), che si sommano alle spese legali, quantificate complessivamente in 14.000 euro .

Nel frattempo, poiché il governo, non ha fatto ricorso entro i tre mesi che aveva a disposizione, la sentenza è diventata definitiva.

Per maggiori informazioni

Sentenza Oliari

 

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