Contenzioso climatico. 6 giovani contro 33 Stati

La denuncia più clamorosa contro l’inazione climatica (le insufficienti, se non inesistenti, norme degli Stati nel contrasto la crisi in atto) è approdata presso la CEDU (Corte europea dei diritti dell’uomo) e vede 6 giovani portoghesi tra gli 11 e i 24 anni contrapporsi ai seguenti 33 Paesi europei e non: i 27 membri dell’Unione Europea, la Norvegia, il Regno Unito, la Svizzera, la Russia, l’Ucraina e la Turchia.

Il 27 settembre 2023 la Grande Chambre al completo, con la presenza dei suoi 17 giudici, ha affrontato l’udienza senza precedenti. In aula più di 80 tra avvocati ed esperti legali, rappresentanti di 31 dei 33 Stati imputati. Assenti le difese della Russia e dell’Ucraina: nei confronti di quest’ultima i ricorrenti hanno ritirato le loro richieste.

Il presidente della Corte, l’irlandese Siofra O’Leary, all’apertura della fase procedurale, ha specificato che si tratta del terzo dossier sul surriscaldamento globale nei confronti dei quali la CEDU dovrà pronunciarsi: i precedenti sono contro la Francia e la Svizzera (promossa dalle Anziane per il clima).

“Il caso riguarda l’impatto del cambiamento climatico che i ricorrenti considerano imputabile agli Stati, in particolare i fenomeni di riscaldamento globale che provocano ondate di calore e incendi boschivi che incidono sulla loro vita e sulla loro salute” ha spiegato O’Leary.

L’accusa si rifà agli incendi del 2017 che hanno provocato soprattutto nel distretto di Leiria, in Portogallo, circa 100 morti e bruciato decine di ettari di vegetazione, conseguenza della passività degli Stati che non adempiano agli Accordi di Parigi sul clima del 2015.  I giovani si sentono colpiti in prima persona, anche per lo stato di angoscia esistenziale derivante dalla paura di vivere nel futuro prossimo in un habitat inaccogliente per l’ essere umano.

Il contenzioso comporterà altre 2 novità: i 6 giovani si sono rivolti direttamente alla CEDU senza passare attraverso tutti i gradi di giudizio previsti negli Stati. Sarebbe motivo di inammissibilità, ma i 6 accusatori hanno sottolineato che per loro sarebbe stato sproporzionato fare causa in tutti i Paesi coinvolti. Se l’argomentazione sarà giudicata valida e il loro ricorso ammesso sarebbe la terza novità.

Ci vorranno mesi per conoscere le decisioni della Corte rispetto a questi 3 casi di giustizia climatica che fissando la propria giurisprudenza in materia, potrebbero modificare l’atteggiamento degli Stati, rendendoli più solerti nella adozione di misure per la riduzione delle emissioni.

 

 

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