Lavoro in presenza o in remoto? La parola ai dipendenti

Mentre i dipendenti si adattano agli ambienti di lavoro post-pandemia, il dibattito sugli obblighi di rientro in ufficio continua ad alimentare tensioni.

A inizio anno, anche il presidente Trump è intervenuto sulla questione, firmando un ordine esecutivo che richiede a tutti i dipendenti federali di tornare a lavorare in presenza, intensificando ulteriormente le discussioni sul futuro delle modalità lavorative.

LiveCarrer, piattaforma di servizi per la carriera specializzata in curriculum e lettere di presentazione, ha pubblicato il suo ultimo rapporto, Rientro in ufficio: realtà e previsioni, basato su un sondaggio condotto su oltre 1.000 lavoratori.

Sebbene la maggior parte dei dipendenti preferisca il lavoro da remoto rispetto a quello in presenza, il 91% dichiara di conoscere qualcuno a cui è stato richiesto di tornare in ufficio a partire dal 2023. Di questi, l’86% ha osservato ripercussioni negative per chi si è opposto.

Nonostante queste difficoltà, i lavoratori continuano a dare grande valore ai benefici del lavoro da remoto, privilegiando il risparmio di tempo e denaro e un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro.

I punti salienti
  • Il 60% delle persone prevede che nel 2025 più aziende forzeranno il ritorno in ufficio rispetto al 2024;
  • il 91% conosce qualcuno a cui è stato chiesto di tornare a lavorare in presenza dal 2023;
  • l’86% ha riportato conseguenze per chi si è rifiutato di tornare in ufficio;
  • il 63% è stato licenziato;
  • il 23% ha ricevuto richiami formali.

e ancora:

  • due terzi dei lavoratori non scambierebbero il lavoro da remoto per un aumento di stipendio del 15%;
  • Le menzioni di “lavoro da remoto” sui curriculum sono quasi triplicate, passando dal 4% nel 2018 all’11% nel 2025;
  • rientri in ufficio in aumento: i lavoratori prevedono più lavoro a tempo pieno in sede.
Guardando al futuro, i dipendenti si aspettano una continua spinta verso il lavoro in presenza:
  • il 60% ritiene che più aziende richiederanno il lavoro full-time in ufficio.

 

  • il 31% prevede meno obblighi.

 

  • il 9% non si aspetta cambiamenti significativi.
Il ritorno in ufficio è ormai a pieno ritmo

Alla domanda se conoscessero qualcuno a cui fosse stato chiesto di tornare in ufficio dal 2023, il 91% degli intervistati ha risposto di sì: il 73% conosce una persona e il 18% ne conosce diverse. Solo il 9% degli intervistati afferma di non conoscere nessuno a cui sia stato chiesto di tornare a lavorare in presenza.

I rischi di rifiutare il rientro in ufficio

Tra chi conosce qualcuno che ha rifiutato di seguire le politiche di rientro in ufficio,

  • l’86% riporta che ci sono state conseguenze;

 

  • il 63% riporta casi di licenziamento;

 

  • il 23% parla richiami formali.

 

  • solo il 9% riporta casi in cui il rifiuto non ha comportato conseguenze, dimostrando che la clemenza rimane rara.
Perché i lavoratori apprezzano il lavoro da remoto

Il sondaggio evidenzia diverse ragioni chiave per cui i dipendenti rimangono fermi nella loro preferenza per il lavoro da remoto e ibrido:

 

  • il 49% apprezza il tempo risparmiato evitando gli spostamenti casa-lavoro;

 

  • il 42% sottolinea il risparmio economico su trasporti e pasti;

 

  • il 40% indica una maggiore flessibilità e un miglioramento della produttività;

 

  • il 32% beneficia di un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata;

 

  • il 20% preferisce evitare la routine legata alla presenza in ufficio, come vestirsi in modo formale o curare l’aspetto ogni giorno.

Anche i dati sui curriculum confermano il crescente interesse per le opportunità di lavoro da remoto. Nel database di LiveCareer, le menzioni al “lavoro da remoto” nei CV sono passate dal 4% nel 2018 all’11% nel 2025, quasi triplicando in soli sette anni.

Gli aumenti di stipendio possono incentivare il ritorno in ufficio?

Nonostante i vantaggi del lavoro da remoto, alcuni lavoratori hanno indicato a quali condizioni sarebbero disposti a tornare in ufficio:

 

  • il 37% tornerebbe per un aumento di stipendio di almeno il 15%;

 

  • il 35% rinuncerebbe al lavoro da remoto per una settimana lavorativa di quattro giorni;

 

  • il 10% lo farebbe in cambio di ferie pagate illimitate.
Gli incentivi economici non bastano

Emerge con chiarezza da questi dati quanto i dipendenti tengano al lavoro da remoto: per la maggioranza di loro, infatti, gli incentivi economici da soli non bastano a compensarne la perdita.

“I dati mostrano un mondo del lavoro a un punto di svolta – ha affermato Jasmine Escalera, esperta di carriera per LiveCareer -. Anche se molti prevedono un aumento delle richieste di rientro in ufficio, la forte preferenza per il lavoro da remoto sottolinea un cambiamento profondo nei valori professionali. I datori di lavoro che daranno priorità alla flessibilità e capiranno queste esigenze avranno un vantaggio nell’attrarre e mantenere i migliori talenti in un mercato del lavoro in continua evoluzione”.

Metodologia del sondaggio

I risultati presentati sono stati ottenuti da LiveCareer  intervistando 1.044 rispondenti il 14 gennaio 2025. I partecipanti hanno raccontato le proprie esperienze con le politiche di rientro in ufficio e condiviso le loro previsioni sul futuro del lavoro da remoto. Hanno risposto a domande di diverso tipo: risposte binarie sì/no, domande aperte, quesiti con scale di valutazione e selezioni multiple da un elenco di opzioni.

 

 

Immagine by Arina Krasnikova – pexels.com

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