Lucullo. Roma caput mundi nell’arte della cucina
Lucio Licinio Lucullo (117 a.C. – 56 a.C.), tribuno e in seguito console romano è ricordato come l’inventore del lusso nella cucina giacché le prelibatezze e lo sfarzo che presentava nelle sue cene non avevano eguali e la parola luculliana è nella lingua italiana un sinonimo che indica un pasto delizioso che rallegra i palati più raffinati.
Dotato d’intelligenza superiore a tanti altri, fu un abile oratore e profondo conoscitore della cultura ellenistica, allestì una biblioteca nella villa Tuscolo definita Casa delle Muse.
Assieme al fratello Marco Terenzio Varrone, figli di Cecilia Metella Calva, organizzò i primi giochi che restarono famosi per i combattimenti tra elefanti e tori.
La storia, poi, lo descrive come un grande condottiero che sconfisse Tigrana II d’Armenia e fu molto accreditato per la vittoria di Artashata.
La grande disciplina che pretendeva dai suoi soldati lo posero in uno stato d’inferiorità che lo costrinse a lasciare la vita militare e politica anche in causa della calunnia di Vettio.
Da console difese la costituzione di Silla ma, allora come ora, trovò avversari che non appoggiarono certe regole e fu costretto ad allontanarsi da Roma. Nel periodo di maggior fortuna fece costruire la villa di Tusculum e quella di Trimalcione a Pozzuoli dove ospitò Cicerone e Pompeo, i quali, a seguito dei pranzi organizzati nella sala d’Apollo, rimasero talmente soddisfatti e meravigliati da non farne parola con altri.
Roma potenza globale anche a tavola
Ritorniamo quindi al cibo. A quei suoi banchetti, a quel fantastico maiale ripieno con tordi, alla grande varietà di salcicce arrostite, alle quaglie, pernici, alla ricchezza immensa di alimenti si è ispirato Federico Fellini portandoli sullo schermo nella scena più iperbolica del suo indimenticabile Satyricon.
Famosa la varietà dei modi nei quali erano cucinati il pane o le zuppe di cereali, copiate ancor oggi dai cuochi e, altrettanto famosi sono gli aromi, quali la salsa garum, originata da colatura di alici e che il poeta Marziale la considerava senza confronti e spendeva fior di sesterzi per acquistarne una sola ampolla.
Non mancavano i legumi, le verdure, la polenta di fave, cibo di tutti i giorni, e la frutta nostrana ed esotica. Innaffiare poi con il Falerno, il Cecubo, l’Aglianico o l’esotico Samo voleva dire chiudere ogni cena nel modo migliore.
Con la sua potenza globale Roma era in grado di far arrivare ovunque la sua cucina – sia in Europa sia Africa e Asia – preparata con i migliori prodotti di ogni parte del mondo allora conosciuto: dall’Egitto il frumento, dalla Gallia l’olio, dalla Spagna il miele, dalla Grecia i vini migliori e dall’Africa arrivano i frutti esotici.
Il primo allevamento di pesci
Discorso a sé merita la pesca. In effetti, quelle tavolate ne erano ricche: frutti mare quali le vongole, cozze, datteri, patelle, ghiande, ricci, mandorle di mare, lupini, ostriche che erano serviti sia cotti che crudi come antipasti. Nel 115 a c. venne, però, emanata una legge (Lex Aemilia) che proibiva molte di queste leccornie, ma, come ancor oggi avviene, questa legge fu subito infranta dando origine al mercato nero.
Dall’idea di Caio Sergio Orata, un imprenditore dell’epoca, nacque il primo allevamento e vivaio per i pesci e mescolando in parti eguali l’acqua dolce alla salata, nelle piscine delle ville nuotarono dentici, rombi, merluzzi, orate e murene.
Lucullo inoltre progettò una fonte d’acqua tra Sabaudia e San Felice Circeo, nota come Bagnara, giudicata curativa, ed è ancor oggi chiamata Fonte di Lucullo.
Come si deve a lui l’importazione della pianta di albicocco e di ciliegio, ritenuto dagli antichi un frutto utile alla funzionalità dell’intestino. La sua morte presumibilmente avvenuta all’età di 61anni, fu attribuita a un avvelenamento che gli causò una conseguente grave e invalidante malattia mentale.
I romani, quindi, hanno inventato il lusso a tavola e sono stati i migliori gourmet dell’antichità, palma che si sono aggiudicati nei confronti dei babilonesi ed egiziani le cui ricette non sono paragonabili a quelle dei quiriti.
La gaudente Roma seppe essere caput mundi anche nell’arte della cucina.
Immagine: 1) ‘La cena di Trimalcione’ dal film ‘Satyricon’ (1969) del regista Federico Fellini, tratto dall’opera omonima dello scrittore latino Petronio (27 – 66 d.C.); 2) mosaico pavimentale rinvenuto nelle romane Grotte_Celloni, datato tra il I e il II secolo, esposto al Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo alle Terme, Roma

