ISTITUTO STATALE PER SORDI. Stablizzazione lavorativa e ruolo istituzionale alla deriva
Una storia lunga 20 anni, radicata nell’incuria socio-politica e culturale. L’Istituto Statale per Sordi, riferimento nazionale per la comunità dei sordi, attraverso le sue attività di formazione, ricerca, sostegno e accoglienza alle associazioni che si occupano delle persone sorde, aspetta da 17 anni un regolamento attuativo che ne decreti la personalità giuridica come Ente Pubblico.
Un autentico patrimonio sociale, culturale e professionale che rischia di perdersi sia come attività dell’Istituto sia per la manca regolarizzazione del personale che aspetta da anni, la stabilizzazione.
Il 21 marzo 2018 Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e della Ministra dell’istruzione, dell’università e della ricerca Valeria Fedeli, ha approvato, in esame preliminare, un regolamento, da adottarsi mediante decreto del Presidente della Repubblica, che provvede al riordino dell’Istituto statale dei sordomuti di Roma.
Ciò che sembra una buona notizia, in realtà si rivela strumento di esclusione sociale e lavorativa. Vediamo perchè.
La norma discriminante
La legge nasce per normare condizioni di fatto che necessitano di essere stabilizzate nell’interesse sia pubblico che dell’individuo. Conoscere nel dettaglio le situazioni che richiedono di essere regolarizzate è compito del legislatore nella sua veste normativa e politica. Nel regolamento suddetto sembra che tale approfondimento sia stato tralasciato.
Il provvedimento dispone, in particolare, il riordino dell’istituto in veste di ente specializzato in materia di handicap uditivo, con compiti di supporto per le istituzioni scolastiche autonome e la sua contestuale annessione all’Istituto scolastico statale di istruzione specializzata per sordi “A. Magarotto” di Roma, che assumerà la denominazione in “Ente per il supporto all’inclusione scolastica dei sordi”.
I ministeri coinvolti nel nuovo regolamento sono: Miur, Ministero della Funzione Pubblica e il Ministero dell’Economia e Finanza. Il Ministero del lavoro non ha mai partecipato a tale “tavolo” interministeriale.
Si parla di annessione esclusivamente funzionale poiché l’Istituto “rinominato” conserva la personalità giuridica e avrà, quindi, autonomia scientifica, statutaria e organizzativa, nonché amministrativa e contabile e sarà sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
Tuttavia a livello sostanziale, l’Istituto Statale per sordi che confluisce nell’ente formativo Magarotto rischia di perdere il lavoro svolto negli anni per la comunità udente nel suo complesso, non solo per i sordi che rientrano nel periodo della scolarizzazione. “Un Ente che verrà di fatto svuotato delle professionalità delle persone che lo hanno reso una delle eccellenze nazionali, patrimonio storico e culturale del nostro Paese, oltre a modello di integrazione e inclusione lavorativa” afferma l’Organizzazione Sindacale. L’integrazione dello studente sordo a livello scolastico è fondamentale, ma non può rappresentare l’obiettivo esclusivo dell’Istituto.
In questo esame preliminare di rilievo si parla di una mera annessione funzionale, ma inoltrandosi nella lettura del regolamento emergono 18 priorità che sono più legate ad attività di supporto di integrazione didattica e non a servizi alle famiglie, alla formazione in senso lato, alla ricerca scientifica. In questo modo l’Istituto Statale per Sordi, annesso alla scuola Magarotto (il direttore sarà lo stesso), disperde l’autonomia amministrativa, contabile, organizzativa e scientifica.
Si intende fare del Magarotto, un centro di eccellenza formativo a spese di quello che è stato ad oggi l’Istituto- centro di competenze e riferimento nazionale per i sordi e le loro famiglie; non si accenna ai comitati scientifici.
Personale dell’ISSR e funzione dell’ISSR
Il personale che attualmente e da anni costituisce la spina dorsale dell’Istituto Statale per sordi, in attesa di un riconoscimento giuridico da 17 anni, è privo di un contratto regolare, per questo la logica professionale ed istituzionale richiedeva almeno un concorso che lo potesse stabilizzare e non un’apertura verso consulenze esterne che non danno spazio agli attuali lavoratori. Consideriamo, inoltre, che per il personale non ci saranno lavoratori tecnici subordinati perché ci si avvarrà del personale della scuola Magarotto.
Per svolgere le proprie attività, l’Istituto potrà stipulare attività di collaborazione autonoma senza specificare per quelle operative. I contratti di collaborazione attuale hanno validità fino a dicembre 2018 e il regolamento non accenna a nessun tipo di misura a sostegno di tali contratti “atipici” da quasi un ventennio.
Svuotato del personale, gli spazi saranno concordati di nuovo con la scuola; attualmente l’Istituto gode di notevole dimensioni che gli permettono di accogliere tante associazioni relative alla comunità non udente, in comodato d’uso gratuito.
Ma perchè i lavoratori-collaboratori che aspettano da anni una regolarizzazione non possono essere stabilizzati? Osiamo dire per le conseguenze, a volte perverse, che scaturiscono dalla norma. Per la legge 124/2015 (la legge Madia) prima di assumere personale esterno è necessario stabilizzare i precari interni; norma sacrosanta ma che si rivela kafkiana per la situazione in oggetto: “dato che l’Istituto Statale per Sordi, ad oggi, non ha ottenuto in pieno il riconoscimento giuridico di ente della Pubblica Amministrazione” pertanto i suoi lavoratori non possono essere considerati “precari interni”.
Purtroppo ci troviamo di fronte a una norma che segue criteri formali e viene svuotata dalla sua essenza e dal suo spirito regolatore di situazioni deregolamentate, a danno di un patrimonio storico, culturale e sociale. E che, oltre ad ignorare veri e propri diritti acquisiti, nella sua ri-formulazione dell’Istituto si concentra principalmente a una fase anagrafica della persona, dimentica dell’età adulta e geriatrica.
Vent’anni di lavoro parasubordinato, senza tutele minime 20 precari da stabilizzare per molti potrebbero essere un numero irrisorio, ma il numero della comunità non udente nazionale che ha come riferimento l’Istituto è sempre irrisorrio?
“La lunga storia di proteste dei lavoratori, per se stessi e per la sopravvivenza dell’Istituzione scolastica, si potrebbe concludere con la loro esclusione – dicono NIdiL Cgil – perché tra le richieste sostenute e ribadite nei presidi e negli incontri con il MIUR c’era sì il salvataggio dello storico Istituto di via Nomentana, unicum a livello nazionale ma anche e, soprattutto, la stabilizzazione del personale che ha portato avanti le attività e i servizi erogati in tutti questi anni in favore della collettività, delle persone sorde, delle loro famiglie e degli operatori del settore socio-educativo”.
Professionalità preziose che, per la dedizione al proprio lavoro e la consapevolezza del proprio ruolo, hanno resistito a una difficile crisi economica che li ha lasciati per molti mesi senza retribuzione. Anche in quei mesi d’instabilità le attività sono state portate avanti, responsabilmente. Ora che la situazione andava risanandosi però, dopo i molti incontri nei quali era stata dichiarata l’intenzione a prendere in considerazione le richieste di stabilizzazione, arriva la proposta di un regolamento che apre scenari oscuri sia per i lavoratori che per la sorte dello stesso Istituto.
OccupAzione
Massima la preoccupazione dei lavoratori, soprattutto per i collaboratori sordi della struttura, quasi la metà del totale, alcuni con oltre 10 anni di precariato alle spalle, che si scontreranno con un mercato del lavoro duro, in cui la quota di avviati al lavoro tra le persone con disabilità uditiva è dello 0,48%: il dato più preoccupante, se confrontato con quelli delle altre categorie deboli. La mancanza di opportunità occupazionale che affligge le persone sorde, ne aggrava le condizioni di isolamento e lo sviluppo futuro.
In questo panorama, l’Istituto rappresentava un’isola felice, un esempio di inclusione lavorativa alla pari e di empowerment. Ancora più grave, quindi, il tradimento di uno Stato incapace di comprendere il valore aggiunto, determinando la fine di un’esperienza virtuosa per meri motivi tecnici.
Amara realtà, se si considera che l’Istituto, fondato nel 1784, è stato da sempre luogo di incontro naturale e punto di riferimento per la comunità sorda che ancora oggi ne popola i corridoi attraverso gruppi e associazioni, come ad esempio gli oltre 100 anziani, ex-studenti della scuola, che – proprio come i lavoratori – vedono messa a rischio la propria presenza presso il nuovo Istituto.
I lavoratori dell’Istituto Statale per Sordi di Roma lanciano il loro ultimo appello, chiedendo un impegno a garantire la loro tutela e auspicando l’inserimento nel Regolamento di norme che accompagnino i venti precari della pubblica amministrazione verso una stabilizzazione, dopo quasi vent’anni di lavoro parasubordinato, senza tutele minime”.
