Le alghe trasformate in tagliatelle e bacon. E la start up vince

Cosa hanno in comune le tagliatelle, il bacon e, presto il pane?  Che sono dei cibi buoni e gustosi ma calorici e spesso puniti dai regimi alimentari, soprattutto se si combatte con l’ago della bilancia.

Sembra, dunque, una sorta di magia il lavoro compiuto dalla start up olandese Seamore che è riuscita a produrre alghe, elemento ipocalorico e sostenibile per l’ambiente, al sapore dei gustosi cibi sopra elencati. Un’idea rivoluzionaria che ha valso alla start up, lo scorso 21 gennaio a Rimini (foto a lato), il primo premio Pitch Competition, scelta fra una rosa di 15 aziende innovative del settore food&benerage.

La pasta, il bacon e, ora il pane sono solo le prime tappe della Seamore il cui obiettivo è, appunto, ricreare i cibi tradizionali sfruttando le alghe. L’idea è venuta a Willem Sodderland (nella foto in basso) che è riuscito a trasformala in azienda nel 2015 con i finanziamenti ricevuti dalla campagna di crowdfunding. Le alghe vengono raccolte lungo le coste del nord Europa. La prima produzione ha riguardato le tagliatelle, in realtà alghe Himanthalia delle coste irlandesi, seguite poi dal bacon, o pancetta di mare come la definiscono i suoi ideatori, ossia le alghe Palmaria che, assicura la Seamore, una volta fritte hanno lo stesso gusto del bacon. Nell’arco di 2 anni i prodotti olandesi sono diffusi in 750 negozi sparsi in 6 Paesi.

La Seamore, infatti, se il vento continua a soffiarle in poppa,  entro il 2030 conta di “mettere sulle nostre tavole un miliardo di porzioni”, lavorando 10mila specie di alghe.

Le alghe, ampiamente usate nella cucina asiatica, sono un elemento rinnovabile ed eco-friendly che potrebbero presto essere inserite nell’elenco degli alimenti fondamentali per rispondere alla crescente domanda di cibo proveniente dalla sovrappopolazione del continente.

Oltre il 70% del globo è formato dagli oceani, solo il restante 30% scarso è costituito dai continenti e isole: è evidente la scarsezza di terra da coltivare, soprattutto se si combina con il fenomeno della sovrapopolazione ed, effettivamente, gli alimenti di base vegetali del futuro potrebbero provenire soprattutto dai mari.

Inoltre le alghe crescono sia in acqua salata sia in quella dolce: si riproducono in grande entità e sono di molti tipi (ad oggi ne sono state classificate oltre 25mila specie) e sono già ampiamente usate in molti settori industriali, dalla produzione dei biocombustibili, alla cosmesi e agli integratori alimentari (conoscete la spirulina l’alga bruna che promette meraviglie antiage?) ma soltanto il 2% è impiegato per uso alimentare. Distinguendo fra le alghe commestibili e quelle non commestibili le proprietà di queste piante acquatiche, secondo gli esperti, sono notevoli: un macroalimento che fornisce iodio, minerali e vitamine.

Un cibo sano, quindi, nutriente e ora, grazie agli ingegnosi olandesi anche gustoso: variamente gustoso.  Via con le alghe, dunque, ma senza dimenticare che sono soggetti importanti per l’eco-sistema acquatico e, quindi, anche l’ambiente marino per restare in salute ha bisogno della sua porzione di alghe.

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