Toh chi si rivede! I lupini

Dopo un lungo periodo di declino, la lunga storia dei lupini ha riprenso il suo corso.

Di questo legume minore che vanta menzioni nella letteratura classica (ne I Malavoglia di Giovanni Verga), fino agli anni Ottanta del Novecento l’Italia ne produceva decine di migliaia di tonnellate annue, poi il crollo, con 8 mila tonnellate per un consumo ristretto nel centro-sud.

Ma in questi ultimi anni, con il diffondersi delle diete vegane e di regimi alimentari attenti agli aspetti salutistici e alla situazione climatica è via via riscoperto per le sue proprietà di proteina vegetale, per essere privo di glutine (gluten free, come si legge ormai spessissimo sulle confezioni di alimenti di vario genere) e per contenere ferro zinco, fosforo e potassio, ingredienti che danno energia, forza e contrastano l’invecchiamento;  insomma una sorta di anti-età (anti-age per il marketing) naturale.

Diventato una presenza importante nell’ alimentazione, è stato inserito, insieme ad altri legumi e cereali minori, nel progetto internazionale Divin Food.

Il progetto si dedica allo sviluppo di colture sottovalutate, sottoutilizzate e al ripristino di quelle neglette, con la collaborazione di ricercatori, esperti e professionisti del settore alimentare di 7 Paesi europei – Danimarca, Francia, Ungheria, Italia, Portogallo, Svezia, Svizzera -, per rispondere alla crescente domanda dei consumatori di alimenti di alta qualità a base vegetale, se non a chilometro zero almeno prodotti da piantagioni locali. Il nostro legume, oggi, è piantato soprattutto in Australia e impiegato come mangime per animali, da alternare alla soia.

Nel nostro Paese il programma Divin Food  è sviluppato dalla  Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica (FIRAB), che in merito al lupino persegue l’obiettivo di riportarne in Italia la coltivazione.

Nove sono al momento i Living Labs* (LLS) di questo programma internazionale, alcuni in fase avanzata, altri – come come quello italo-svizzero coordinato dalla Firab  e che si occupa, appunto, dello sviluppo del lupino bianco – elaborato nell’ambito dello stesso progetto.

Oltre ai motivi citati, studiare i legumi e cereali minori in tre regioni geografiche (scandinava, continentale e mediterranea) per arrivare a un’agricoltura europea in grado di affrontare i rischi derivanti dai cambiamenti climatici e le eventuali minacce socio-economiche, sviluppando, al tempo stesso catene di valore ricche di agrobiodiversità è il traguardo finale di Divin Food.

 

  • *Living Labs: infrastrutture per sperimentare nuove tecnologie in condizioni reali in un contesto geografico circoscritto e in un arco di tempo limitato, con l’obiettivo di testarne la realizzabilità e il grado di utilità per gli utenti finali (cittadini, imprese, beneficiari, etc). L’interazione con gli utenti permette un continuo miglioramento della tecnologia al fine di migliorarne le caratteristiche in vista di una sua applicazione su più larga scala

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