GreEnergy. Per sfruttare l’energia inesauribile del sole

GreEnergy, ovvero come cambiare il paradigma energetico attraverso nano-antenne che fungono da raccoglitori di energia solare a basso costo.

L’energia fotovoltaica, ad oggi, copre appena il 46% dei consumi mondiali (fonte: JRC) perché i pannelli fotovoltaici sono ancora costosi e la loro efficienza è bassa. Una compensazione per sfruttare efficacemente questa sorgente di energia inesauribile quale è il sole, allora, può derivare dal quadriennale progetto internazionale in questione, finanziato dal Programma Horizon 2020 dell’UE.

GreEnergy prevede di realizzare un prototipo di un sistema di estrazione dell’energia solare attraverso nano-antenne ottiche collegate a un dispositivo ultraveloce di rettificazione e alla carica di un super-micro condensatore.

“L’obiettivo – riporta qui.uniud-it – è dimostrare un’efficienza del 20-40% per rendere questa tecnologia competitiva con l’attuale stato dell’arte. L’ efficienza teorica ottenibile con questo nuovo approccio e di gran lunga superiore a quella delle celle fotovoltaiche, lasciando intravedere un’ampia strada verso futuri miglioramenti”.

“Con GreEnergy vogliamo dimostrare che è possibile raccogliere e convertire l’energia solare in maniera più efficiente e a minor costo di quello che si fa al giorno d’oggi” dice il coordinatore del progetto, Lundgren della Chalmers University of Technology –. “Riuscire a convertire onde elettromagnetiche alle frequenze ottiche e ad accumulare l’energia convertita è una sfida enorme, che noi vogliamo vincere affrontando in modo coordinato il design, la progettazione e la fabbricazione delle antenne, del rettificatore e delle nano-batterie. Il risultato sarà un successo senza precedenti che rappresenterà un cambio epocale del modo in cui potremo sfruttare l’energia del sole”.

Un sistema potenzialmente “rivoluzionario” anche sotto l’aspetto industriale, allora, e già si immaginano gli attuali dispositivi elettronici che si autoalimentano e sensori di ogni tipo, dagli indossabili a quelli  per le infrastrutture.

Sei i Paesi europei e 8 soggetti coinvolti nel progetto, al quale partecipano, oltre alla già citata Università svedese, gli Atenei di AAlto (Finlandia), di Udine, il Politecnica delle Marche,  AMO GmbH and IHP – Innovations For High Performance Microelectronics (Germania), NOGAH PHOTONICS Ltd (Israele), SCIPROM Sàrl (Svizzera).

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