Gli scienziati e l’impiego (anonimo) dell’IA per la stesura dei loro articoli

Jeffrey Brainard redattore di Science.org riporta e spiega sul sito dell’accreditatissima rivista scientifica, il nuovo studio condotto dall’ American Association for Cancer Research (AACR), attraverso il suo rilevatore di intelligenza artificiale – che dichiara essere “altamente accurato” nel riconoscere l’impiego dell’Intelligenza Artificiale (IA in italiano, AI in inglese,  per Artificial Intelligence) nella redazione di articoli scientifici anche quando non è dichiarato.

Nel 2022, a seguito del clamoroso quanto fortunato debutto di ChatGPT per la sua capacità di scrittura, per precauzione molte riviste accademiche hanno introdotto la policy che richiede agli autori di dichiarare l’eventuale uso dell’IA nella stesura dei propri articoli e chiedendo ai revisori non usarla.

Invece la ricerca – condotta dal dottore Daniel Evanko, direttore generale dell’AACR -, dal 1° gennaio al 30 giugno 2025 ha scoperto che il 37% degli abstract di 7177 manoscritti che gli erano stati inviati all’Associazione, contenevano almeno una parte del testo generata dall’IA. eludendo o mentendo sul passaggio automatico del processo di invio di dichiarare l’eventuale utilizzo dell’IA. Hanno risposto correttamente soltanto gli autori del 9% degli articoli esaminati.

Lo studio, partito dopo che alcuni scienziati hanno denunciato il sospetto che fossero i report di revisione paritaria dei loro articoli a essere generati dall’IA, è stato presentato all’ International Congress on Peer Review and Scientific Publication (Congresso Internazionale sulla Revisione Pari e le Pubblicazioni Scientifiche) svoltosi a Chicago dal 3 al 5 settembre 2025.

Lo studio ha, comprensibilmente, suscitato molto interesse per essere il primo a valutare l’accuratezza delle dichiarazioni degli autori.

Secondo Roy Perlis, caporedattore del canale di contenuti JAMA+AI del JAMA Network e psichiatra al Massachusetts General Hospital, lo studio rappresenta “un buon punto di partenza”, per affrontare il problema della veridicità, ma i rilevatori di intelligenza artificiale producono falsi positivi, come riporta scrive Jeffrey Brainard.

Evanko non ha esitato a rivelare lo stesso iniziale scetticismo rispetto al rivelatore poi  rassicurato dalla su capacità di evitare i falsi positivi esaminando gli invii degli articoli del 2020-2021, prima di ChatGPT e che ne segnalava meno dell’1%. Dopo l’arrivo di ChatGPT, “il rilevatore ha mostrato che il testo generato dall’intelligenza artificiale è diventato progressivamente più comune negli abstract, nelle sezioni dei metodi e nei report di revisione paritaria degli articoli AACR. Oltre all’elevata percentuale di abstract con testo generato dall’intelligenza artificiale, il team di Evanko lo ha trovato in quasi il 15% delle sezioni dei metodi e nel 7% dei report dei revisori nell’ultimo trimestre del 2024”

Secondo Evanko gli scienziati sarebbero recalcitranti nella chiarezza della dichiarazione perché temono di vedere i loro manoscritti rifiutati; altri, secondo l’Associazione Internazionale degli Editori Scientifici, tecnici e Medici,  sono confusi su come quando dovrebbero dichiararne l’utilizzo nella redazione dei manoscritti dell’IA.

Mentre per Evanko e Perlis l’uso dell’IA per la revisione del manoscritto è legittimo soprattutto per gli autori non di madre lingua inglese.

L’AACR sta valutando le misure future e non esclude l’utilizzo del nuovo strumento. Mentre Perlis propone benchmark comuni sulle prestazioni e più dati sulle prestazioni dei rilevatori su manoscritti provenienti da diversi campi scientifici prima che vengano utilizzati di routine.

Segnaliamo, infine, che STM è prossimo a presentare la  guida redatta nel 2023 aggiornata.

 

Da: Far more authors use AI to write science papers than admit it, publisher reports – by Jeffrey Brainardscience.org

 

 

 

Immagine by freepik.com

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