Ottantenni al lavoro. Vecchi a chi?

Aumenta il numero degli ultra ottantenni lavoratori. Lo riferisce l’economista Loretta Napoleoni, riportandoci le statistiche del Census Bureau, l’organo di censimento ufficiale degli Stati Uniti: il numero dei decani che lavorano continua a salire dopo il rialzo del 2022 a 650mila persone, 18% in più rispetto all’anno precedente.

Un fenomeno trasversale per genere e categorie che comprende, oltre agli ovvi professionisti e intellettuali di successo, anche impiegati, cassiere nei supermercati e persino operari.

I motivi sono presto detti: se la salute assiste, oltre alla mera necessità economica e l’assicurazione per l’assistenza sanitaria – che negli USA è garantita dal datore di lavoro – continuare a lavorare per la quarta età significa sentirsi utili, a non perdere la connessione con il mondo esterno e a recuperare il senso della prospettiva assottigliato dal trascorrere del tempo, salvandosi dalla possibile conseguente depressione.

Stimoli, dunque, meramente intellettuali ed esistenziali, i cui benefici, sia fisici sia mentali, sono confermati dai medici geriatri, non solo statunitensi.

La terza età: dai 65 ai 75 anni. E parliamo di giovani anziani

La Società di Italiana di Geriatria e Gerontologia (SIGG) intende aggiornare il concetto di anzianità di ben 10 anni:  dai 65 ai 75 anni. Il documento che accompagna la proposta afferma che anche il limite dei 75 è generico. L’allungamento medio delle aspettative di vita dei paesi sviluppati ha creato una nuova categoria di anzianità – sostiene la SIGG – e, quindi, una nuova metodologia che indica le “diverse fasi dell’anzianità”.

Tale metodologia comporta la suddivisione nei seguenti 4 sottogruppi: giovani anziani (persone tra i 64 e i 74 anni), anziani (75 – 84 anni), grandi vecchi (85 – 99 anni) e centenari.

Quindi fissare l’inizio della 3° età a 75 anni, sembra corrispondere alla realtà dei fatti.

“Un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa e un 75enne quella di un individuo che aveva 55 anni nel 1980” specifica il documento della SIGG.

Accettare i nuovi limiti, evitando l’ageismo

E per continuare a stare bene è raccomandato di “non lasciarsi andare: mantenersi attivi mentalmente e fisicamente. “Non è giovanilismo – prosegue la SIGG – ma un sano approccio alla vita, senza di colpo pensare solo al senso di perdita per ciò che non è più”. La formula è “accettare i nuovi limiti” ma “evitando l’ageismo, ossia la rassegnazione di fronte all’età che avanza”.

Di certo i nordamericani ne sono convinti e non da oggi. Il documento italiano riporta il titolo di un articolo della rivista Scientific American di qualche tempo fa: I cento anni sono i nuovi ottanta? Le attuali statistiche rispondono di sì.

Perché i datori di lavoro e i manager apprezzano

E i datori di lavoro statunitensi apprezzano questa ‘nuova’ categoria di lavoratori. Per loro i vantaggi sono vari, spiega Napoleoni: per la loro ampia esperienza a disposizione anche dei colleghi più giovani per i quali rappresentano un modello, fino al valore di inclusività e apertura mentale che la loro presenza conferisce all’azienda.

 

Immagine by RDNE Stock project – pexels.com

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.