Fratelli di seme. Famiglie genetiche cercasi

In molti Paesi europei è in vigore la legge che assicura l’anonimato ai donatori di seme e ovociti. Accade in Italia ma anche in Danimarca, Francia, Grecia, Spagna, Lituania, Estonia e Repubblica Ceca.

L’anonimato per legge nasce agli albori delle pratiche dell’inseminazione artificiale umana per invogliare i donatori dei gameti, mettendoli al riparo dal rischio che un giorno un discendente genetico possa bussare alla sua porta.
Ma il facile accesso – e relativa rapida diffusione – al test del DNA e i database on line stanno annullando l’efficacia del provvedimento: sempre più persone nate con l’inseminazione artificiale e desiderose di conoscere le proprie origini, riescono, anche se con difficoltà, a rintracciate i genitori biologici.

 

Lo dimostra, in Australia il caso di Peter Peacock, donatore anonimo di seme intorno al 1980 che è stato rintracciato da Gypsy Diamond, sua figlia biologica (nel corso del 2018 si sono incontrati già 2 volte), dopo che la recente legge in quel Paese ha rimosso retroattivamente l’anonimato.

Più clamoroso è il caso della statunitense Kiani Arroyo (pubblicato dal Washington  Post e ripreso da La Vanguardia) che raggiunta la maggiore età ha iniziato le sue indagini per trovare i suoi fratelli biologici. Nell’arco di 6 anni Arroyo, dopo essere risalita al padre donatore (che vuole rimanere anonimo), ha rintracciato e incontrato circa cinquanta circa fratelli e sorelle di seme, come puntualmente documenta su Instagram con video e fotografie e dove ha scritto: “Sono la prima di una famiglia di un donatore e sempre sarò orgogliosa di avere il titolo di sorella maggiore.”

Inimmaginabile, forse all’inizio dell’applicazione delle pratiche della procreazione assistita, questa necessità dei figli dell’inseminazione artificiale eterologa di risalire alle origini biologiche che secondo Wamu.org, il sito della stazione radiofonica dell’American University – che ha raccolto diverse testimonianze – sta diventando un autentico movimento – e in crescita – lo Sperm Donor Siblings (fratelli di donatori di sperma) che si prefigge di “unire le famiglie genetiche”.

Come si accede al test del DNA

Sempre più Paesi si pongono il problema se ha senso stabilire per legge l’anonimato dei donatori di gameti, seme o ovociti.  Le tecnologie che raccolgono e analizzano i dati del DNA sono sempre più diffuse, con conseguenze etiche e legali che non possono passare inosservate.  Ricorda La Vanguardia, il Rapporto dell’Oxford University redatto per l’ESHRE, (Società europea per la riproduzione umana ed embriologia) nel 2016 che afferma chiaramente come “i progressi scientifici e le tecnologie avanzate pongono numerose sfide all’attuale pratica della donazione di gameti che vede l’anonimato non garantito […] perché per essere individuato è sufficiente che il suo DNA o quello di un suo parente sia stata aggiunto a un database di aziende come MyHeritage, Ancestry o 23andme”.

L’accesso ai test di queste piattaforme è facile ed economicamente accessibile. I kit per l’analisi del DNA sono reperibili sulle più comuni piattaforme commerciali come Amazon ed eBay a partire da 59 euro. Altrettanto semplice è il procedimento: effettuato il pagamento si riceve a domicilio il kit del DNA contenente un involucro dentro il quale si deposita un campione della propria saliva e s’invia, tramite posta, al laboratorio dove viene analizzata e i risultati inseriti nella banca dati.    MyHeritage, ad esempio, ha anche il sito in lingua italiana e basta aprirlo e vedere elencati i motivi principali per fare il test: scoprire “le origini etniche e trovare nuovi parenti”.

In Italia

In Italia la procreazione medicalmente assistita eterologa è vietata dalla legge 40/04, un divieto sdoganato dalla sentenza della Consulta. Sulla scia della sentenza, nel 2012 il Comitato nazionale per la bioetica ha prodotto il documento del Conoscere le proprie origini biologiche nella procreazione medicalmente assistita eterologa.

Il documento raccomanda che “al nato si riconosca sempre il diritto di accedere a quei registri dove sono conservati i dati genetici e la storia clinica dei datori di gameti, dato che trattasi di notizie a volte indispensabili per la sua salute”.

Ma per quanto riguarda il punto cruciale se “il nato” ha diritto anche a conoscere i dati anagrafici del donatore/donatrice, il Comitato non ha dato risposta a causa dell’eterogeneità dei pareri e la questione rimane aperta.

Nel frattempo alcuni Paesi europei come la Svezia, il Regno Unito e il Portogallo hanno annullato il diritto all’anonimato dei donatori.

 

 

Fotografie: Australia, maggio 2018, l’incontro tra  Gypsy Diamond e il padre biologico, donatore di seme Peter Peacock (credit: AP Photo/Wong Maye-E) 

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