Colomba d’oro per la pace a Padre Mourad e a Nanni Moretti

Tra i premiati della 35° edizione del Premio Archivio Disarmo-Colombe d’Oro per la pace, spicca  il nome di Padre Mourad.

Padre Jacques Mourad, membro della Comunità Deir Mar Musa, premiato con la Colomba internazionale 2019, è tenace promotore del dialogo fra il Cristianesimo e l’Islam, nonostante sia stato vittima del sequestro per mano dell’ISIS nel 2015, come ha raccontato Amaury Guillem nel libro Un monaco in ostaggio (ed. Effatà).  Priore del monastero di Mar Elian in Siria, ha dedicato il premio a Padre Paolo dell’Oglio, fondatore della casa madre della Comunità in Siria, “per il suo generoso impegno che ci ha mostrato la strada da seguire per il dialogo tra i popoli. La violenza del resto non può essere la soluzione per la pace”.

Padre Paolo Dall’Oglio, nato a Roma, il 17 novembre 1954, è un gesuita che negli anni Ottanta mentre era in Siria per un ritiro spirituale, s’imbattete – a nord di Damasco, in quel che rimaneva del Monastero di San Mose l’Abissino, risalente all’XI secolo e depositario del culto cattolico siriaco. Decide di restauralo per fondarvi nel 1992 la comunità spirituale mista Deir Mar Musa,  con la missione di favorire il dialogo interreligioso.

Nel 2011, con l’inizio delle primavere arabe  – che per la Siria furono il preludio della guerra che la devasta da allora –  elaborò un documento con il quale proponeva una transizione governativa democratica sulla base del consenso delle componenti sociali e nel pieno rispetto delle varie religioni, da sempre presenti in Siria. Una proposta di pace che provocò l’aspra reazione del presidente del Paese, Bashar al Assad, che espulse Padre Dall’Oglio dalla Siria, ordine che il gesuita eseguì soltanto nel giugno 2012 su pressione delle Nazioni Unite. Ma l’anno seguente vi rientrò, attraversando i confini dal Nord , giungendo a Raqqa dove è sparito nel luglio del 2013, rapito da un gruppo di terroristi islamici. Da allora di Padre Dall’Oglio non si hanno più notizie.

Gli altri premiatati

Gli altri vincitori della Colomba della Pace sono stati: il regista cinematografico Nanni Moretti, il sociologo, scrittore e editore Leonardo Palmisano, i giornalisti Elisabetta Soglio (responsabile dell’inserto Buone Notizie del Corriere della Sera) e i freelance Madi Ferrucci, Flavia Grossi e Roberto Persia.

Nanni Moretti ha vinto per il  Santiago, Italia, il film-documentario, da lui scritto e diretto, che racconta il ruolo decisivo che svolse l’Ambasciata italiana a Santiago (capitale del Cile), nei giorni del colpo di Stato realizzato da Pinochet nel settembre del 1973, durante il quale venne ucciso il presidente Salvador Allende.

L’Ambasciata  italiana ospitò centinaia di oppositori al regime appena instaurato, favorendone  poi la fuga in Europa. L’Italia ne accolse molti, che ben s’inserirono nella società di allora predisposta alla solidarietà verso gli esuli e i perseguitati politici.

“L’idea di questo documentario nasce da un mio viaggio in Cile – ha detto Moretti, ricevendo il premio – quando l’ambasciatore italiano mi fece tornare alla mente quanto fatto dai nostri connazionali nel settembre del 1973. Mi ha stupito vedere come, degli anni della dittatura Pinochet, si parli molto di più ora che nei periodi subito dopo la fine della stessa”. Soprattutto se ne parla in questi giorni, dove nelle strade cilene sono tornate le proteste (questa volta per motivi economici, il costo della vita è insostenibile), l’esercito e addirittura il coprifuoco.  Disordini che mentre scriviamo hanno già causato 15 morti e 77 feriti.

Leonardo Palmisano è stato premiato per le numerose inchieste che ha condotto sullo sfruttamento dei braccianti e di altri lavoratori senza diritti, in Italia.  Sociologo e  scrittore, Palmisano guida la cooperativa editoriale Radici Future.

Nel 2018 per il suo articolo pubblicato dal Corriere del Mezzogiorno, nel quale ricostruiva i rapporti tra la mafia locale e quella nigeriana nella gestione degli affari illeciti nella Puglia del nord, Palmisano ha ricevuto minacce che, secondo gli inquirenti, sono  provenute da gruppi criminali ben organizzati.

Palmisano ha dedicato la Colomba della Pace a un bambino di 12 anni tunisino morto nel Mar Mediterraneo, mentre tentava di raggiungere l’Italia.  Un giorno mentre era in Tunisia per terminare il dottorato,  Palmisano vide una donna che, andandogli incontro, gli disse “Dov’è mio figlio? Compie 13 anni il mese prossimo, ma è partito per l’Italia da 6 mesi. Tu sei italiano. Dimmi dov’è”.  Una risposta che nessuno è mai riuscito a dare a quella madre. Per questo, ringraziando per il premio, Luciano Palmisano ha espresso l’auspicio  “che i bambini non debbano più morire per colpa nostra, ma nascere e risorgere in un mondo di Pace”.

Madi Ferrucci, Flavia Grossi e Roberto Persia, infine, sono stati premiati per la video – inchiesta Doppia Ipocrisia, nella quale  denunciano le responsabilità italiane nella produzione e nell’esportazione all’Arabia Saudita delle armi che hanno provocato centinaia di vittime civili nella guerra, spesso dimenticata, in Yemen.

“Questo premio ci incoraggia a continuare a vigilare su un tema importante come quello del disarmo – hanno detto i 3 freelance – Il giornalismo ci ha permesso di raccontare come dietro una guerra, le ipocrisie siano sempre molteplici. Noi abbiamo intenzione di continuare a denunciarle”.

Le cerimonia di premiazione si è svolta a Roma, il 21 ottobre 2019, presso Palazzo Merulana. Il Premio è stato organizzato da Archivio Disarmo, con la collaborazione  delle Cooperative aderenti a Legacoop.

La Giuria  era formata da Fabrizio Battistelli, Dora Iacobelli, Riccardo Iacona, Dacia Maraini, Andrea Riccardi e Tana de Zulueta

Il premio

Istituito nel 1986 – anno internazionale della pace- dall’IRIAD (Istituto di Ricerche Internazione Archivio Disarmo) il premio Colombe d’oro della pace viene assegnato ogni anno a personalità del mondo del giornalismo  che hanno portato alla ribalta notizie su conflitti armati, diritti umani, disarmo e cooperazione internazionale.

Altre Colombe sono assegnate a personalità italiane o straniere che abbiano dato un contributo rilevante alla causa della pace.

Il premio, una colomba con un ramo d’ulivo, è opera dello scultore italiano Pericle Fazzini.

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