Vacanze interiori. Un posto dove ascoltare il silenzio
Percorrendo velocemente l’autostrada del Sole non sempre si rimane colpiti dal panorama che si incontra, ove vaste distese di campi, certamente ordinatamente ben coltivati sono intervallati da brevi declivi collinari che somigliano a nicchie di pietre od onde di sabbia ed argilla.
Poi improvvisamente vedi il sole sulla terra. Immense macchie di girasoli ti vengono incontro. Si rallenta volutamente sulla corsia d’emergenza, il tempo da dedicare a questo spettacolo è poco ma non per questo te ne distacchi con piacere.
L’auto riprende la sua corsa fino a quando un cartello indica l’uscita a Fabro. Entri così nel cuore verde dell’Italia ed il paesaggio cambia immediatamente. Incontri una vegetazione fatta di boschi, di castagneti, di agrifogli e di faggeti aggrappati a brevi versanti collinari che formano un movimento ondoso del terreno come se sotto di esso si muovesse il mare. Ti tuffi in quel verde e l’auto in un gioco di marce ti dice che la strada comincia a salire lentamente e che le curve si aprono e si chiudono sempre più spesso.
Il territorio somiglia al racconto delle fiabe e certamente non ti sembra impossibile incontrare un cinghialetto od una lepre che attraversa il selciato. Finita la salita l’auto nel discendere prende velocità ma all’incontro con un cancello si ferma. Un comprensorio fatto di villette rustiche costruite con pietre di origine carsica ti porge il suo benvenuto. Sono piccole costruzioni diventate rifugio per i pochi che vogliono lasciare la città ed entrare per qualche ora in una dimensione di vita diversa.
C’è silenzio intorno, solo il vento fa rumore perché scuote gli alberi, in lontananza senti lo scorrere dell’acqua, una sorgente naturale alimenta una piscina che gli ospiti sfruttano specie nelle giornate di sole.
Dove sono? A Piegaro, comune incastrato tra Città delle Pieve e Perugia, ove la civiltà contadina, scandita dai ritmi delle stagioni, ha saputo mutare, con le ultime generazioni, la ricchezza della natura ponendola al servizio del turismo moderno. Al calare del sole riprendi la macchina e percorri la via che conduce a Città della Pieve e ti immergi in stradine strette e poco trafficate. Ti attende un ristorante “Da Coppetta” e lì trovi ospitalità in un ambiente amichevole, ed assapori cibi fatti da mani che ricreano i sapori di quelle terre.
Hai ancora un po’ di tempo, e sul finire della serata, sali a visitare la città e quel che ti sorprende è trovare il portone della cattedrale di S. Gervasio e Protasio, aperto anche se l’orologio sta per segnare la mezzanotte. Così la tua giornata si spegne tra le luci soffuse della Basilica, ma i dipinti di Antonio Circignani detto il Pomarancio e quelli di Pietro di Cristoforo detto il Perugino, ove spiccano lo Sposalizio della Vergine, la Madonna del Carmine e l’Abside con la Gloria Celeste del primo e la Madonna in Trono con gli angeli e i santi ed il Battesimo di Cristo del secondo, e che tu mai immaginavi così belli, ti accompagnano fino al rientro a casa. Come sempre però non riesci a non fare un salto, e che salto! indietro nel tempo.
Nel secolo scorso (forse tra gli anni ’25-’30) due giovanotti, tiravano i primi calci ad un pallone. Uno era mio padre, l’altro il suo amico Ferdinando Lambruschini, diventato poi arcivescovo di Perugia e Città della Pieve. Fu un grande sacerdote, definito prete di pace ed amicizia perché il suo viso bonario e sorridente ne fotografava l’intimo.
Scrisse: La giustizia, virtù non facile e diede un buon contributo, come perito, durante il Concilio Vaticano II. Nel suo incontro con Papa Giovanni Paolo II avvenuto 5 giorni prima dell’attentato contestò a quest’ultimo la definizione di “Superba” data alla città di Perugia e lo corresse dicendo: “E’ Genova la Superba, ed è la mia prima patria!” Tutto accadde nel corso di due mesi, la sua udienza in S. Pietro, l’attentato, la sua bellissima omelia, che a Perugia ricordano ancora proprio in quel 14.4.81 e la sua morte avvenuta nel suo paese natale il 25.7.81. Ecco perché Città della Pieve è un anello di congiunzione con la mia vita.
Nel mio riposo notturno ho un piccolo sobbalzo, una o due scosse di terremoto mi svegliano e mi dicono che siamo lontani anni luce da quei ricordi. Il mattino seguente ripartiamo, lasciamo questo paradiso dormiente, le colline si allontano e come in un album sfogliamo lentamente i ricordi ancora ben chiari.
Cerchiamo di assaporare gli ultimi profumi, l’abbraccio tra Umbria e Toscana è stretto, poi c’è solo l’asfalto che luccica, l’autostrada ci inghiotte e non ci resta che tenere in mente quei manufatti in pietra ove il silenzio regna e si confonde con il breve luccicar di tante lucciole nella notte.
