Odissea. Il gioco di specchi della Compagnia Teatro Patologico

Avevamo lasciato il Teatro Patologico dopo il suo fortunato allestimento della Medea di Euripide di Medea, lo ritroviamo, con grande piacere, protagonista nel docu-film di Domenico Iannacone, l’Odissea, che andrà in onda il 2 aprileGiornata Mondiale della consapevolezza dell’autismo – su Rai 3, in prima serata.

Il Teatro Patologico nasce nel 1992, con l’intento di creare un rapporto terapeutico tra il paziente e la recitazione. Ma anche un modo per offrire ai disabili psichiatrici, un percorso per trovare il loro spazio e la loro dignità.

Ideatore e fondatore è l’attore Dario D’Ambrosi (famoso al grande pubblico per il ruolo di Canton nella serie televisiva Romanzo Criminale) il quale per comprendere meglio la complessa psicologia si è fatto internare per 3 mesi all’ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano.

Da oltre 30 anni D’ambrosi con i suoi pazienti-attori, coadiuvato da altri docenti, assistenti e operatori sociali, attraverso l’insegnamento della recitazione compie un lavoro terapeutico d’eccellenza (riconosciuto come tale a livello internazionale) e con gli stessi allestisce opere teatrali di grande successo che calcano i palcoscenici del mondo.

L’Odissea di Iannacone, prodotto dall’Hangar Tv di Gregorio Paolini, racconta, appunto, la messa in scena dell’ultima produzione della Compagnia del Teatro Patologico, Ulisse e il suo viaggio, liberamente tratto dal poema omerico e presentato nel luglio scorso ad Ostia (Roma).

Qui D’Ambrosi, coadiuvato dal regista Francesco Giuffrè, seguendo le peripezie di Ulisse affronta la follia della guerra, l’insana voglia di sopraffazione e del potere, l’emarginazione, l’esclusione, costruendo un parallelismo tra la figura epica e i temi propri del Teatro Patologico.

Iannacone oltre a riprendere tutto questo, ci narra le vicende vere di Paolo, Fabio, Claudia, Marina e Andrea, affetti da disagio psichico e attori del Teatro Patologico.

Il risultato finale del docu-film potrebbe essere un gioco di specchi da Ulisse, ai protagonisti della pièce teatrale a noi.
Il guerriero ha conosciuto gli orrori della guerra, li ha commessi e reca nell’animo il fardello per aver distrutto un regno. Spera di liberarsene tornando a casa, a Itaca, ma per raggiungerla è costretto a un viaggio lungo e pericoloso, pieno d’insidie e tentazioni, con avanzamenti e retrocessioni.

Il viaggio di Ulisse come metafora della vita, Itaca come metafora della conquista della serenità, dell’anima che trova o ritrova il posto dove poter riposare e potersi, finalmente, esprimere. Per gli attori della Compagnia del Teatro Patologico è anche il viaggio della loro forza di volontà, mentre il docu-film di Iannaccone, ci mostra, ancora una volta, il labile confine tra diversità e normalità.

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