L’abbraccio dell’oceano
Oceano, oceano, oceano: immenso, infinito, senza fine.
All’orizzonte è più blu, è una linea retta e sembra delimitare il mondo ma non ci sono ostacoli tra l’acqua e il cielo. Se si guarda forse non si ha paura, poi si sente che parla infrangendosi sulla sabbia. Quell’eco sembra dire: “Vieni” e gli si va incontro a piccoli passi, l’acqua piano piano sale fino ad abbracciare il corpo: lo avvolge e sentendo la sua “stretta” si crede di non aver più paura. Qualche goccia bagna le labbra: è il sale della vita.
C’è chi l’ha sfidato e, nonostante mille pericoli, ha vinto quella sfida, ma ha poi capito che è stato proprio il mare ad essere stato per loro un compagno e quasi un amico indivisibile per 4 mesi.
Questa è la storia, raccontata in un libro, il cui titolo non poteva essere che L’abbraccio dell’oceano di Marco De Candia (Il Filo di Arianna ed.).
In principio c’è la figura di Giorgio Amoretti, una leggenda per tutto ciò che ha fatto nella sua vita. Paracadutismo, il giro del mondo in lambretta, l’attraversamento a nuoto del lago di Garda, l’attraversamento del Sahara, il sorvolo dell’Alaska e la città di San Francisco, ha navigato da Genova a Calais e tutti i canali della Francia. Poi progetta l’impresa di attraversare l’oceano con due imbarcazioni rivestite delle scocche di due auto: una Ford Taunus e una Volkswagen Passat, come mostra l’immagine di copertina qui accanto.
Occorre del tempo per preparare questa attraversata e quando per Giorgio Amoretti giunge una sentenza senza appello, decide di delegare i tre figli, più un amico, a portare a termine la sua avventura. Due di loro gettano subito la spugna e così saranno Marco Amoretti e l’amico Marco De Candia a “navigare”, per così dire, tra onde, tempeste, balene e delfini e scrivere un diario di bordo giornaliero, davvero unico e molto interessante.
Il via da Las Palmas, ricchi di entusiasmo e di un telefono satellitare che li teneva in contatto con tutti, poi anche questa tecnologia li abbandonerà e per loro fu solo “silenzio”. C’era di che disperarsi ma i due giovani non vollero sapere nulla di mollare e continuarono a scambiarsi consigli, speranze e fare pranzetti, ora su una o sull’ altra” auto”, cucinando il pesce da loro pescato.
Furono giorni, tanti giorni, pieni di silenzio, di mancanze di notizie dall’Italia e di quella che non avrebbero mai voluto ricevere: la morte di papà Giorgio che così non seppe mai della riuscita dell’impresa che aveva progettato.
Il libro scritto solo di recente, racconta con dovizia di particolari quei 120 giorni passati tra acqua e cielo e l’arrivo in Martinica, accolti dai 2 fratelli e dagli amici.
Nel leggerlo sembra di aver navigare con loro, di partecipare ai loro momenti di sconforto. Ogni pagina lascia qualcosa dentro e così l’ammirazione per questo successo come un magico risveglio, amando il mare ancora di più.
Irrequieto, infinito, profondo, mutevole, sempre bello, sonoro sotto il sole, le nubi e il vento, e il suo ritmo che sembra sia sincronia con il battito del proprio cuore.
Immagine: la copertina del libro ‘L’abbraccio dell’oceano’ scritto da Marco De Candia per Il Filo di Arianna ed.

Libro bellissimo
La descrizione giornaliera del viaggio ti entra nel cuore
La Sanguineti con il suo commento di chiusura riesce a descrivere l’oceano come fosse un quadro.
Pennellate di aggettivi e pensieri che hanno inquadrato benissimo ciò che il libro trasmette-