Nel mondo grande e terribile di Antonio Gramsci

(… “distruggere non significa privare l’umanità di prodotti materiali necessari alla sussistenza e al suo sviluppo; significa non avere paura delle novità e delle audacie, non avere paura dei mostri, non credere che il mondo caschi se un operaio fa errori di grammatica, se una poesia zoppica, se un quadro assomiglia a un cartellone, se la gioventù fa tanto di naso alla senilità accademica e rimbambita, L’Ordine Nuovo”, A. Gramsci)

Antonio Gramsci, giornalista e politico ma soprattutto uno dei massimi pensatori del Novecento le cui opere sono state  tradotte e lette in tutto il  mondo.

La forza e il vigore del suo pensiero hanno oltrepassato il percorso difficile, accidentato e drammatico della sua vita.

Nato ad Ales (Cagliari) il 22 gennaio del 1891, a 2 anni si ammalò del morbo di Pott, una forma di tubercolosi ossea che pregiudicò il suo naturale sviluppo e resa precaria la sua salute per sempre.

Per questo iniziò tardi le elementari, ma terminò il ciclo con il massimo dei voti. Le vicissitudini familiari avvenute nel frattempo, gli impedirono d’iscriversi al ginnasio, lo costrinsero, invece ad andare a lavorare: impiegato presso l’Ufficio del catasto dove, nonostante le difficoltà fisiche, vi trascorreva 10 ore al giorno. Racconterà di quei tempi: “Muovevo registri che pesavano più di me e molte notti piangevo di nascosto perché mi doleva tutto il corpo”. Al ginnasio ci arrivò quando aveva già 15 anni: i genitori, nonostante le difficoltà economiche, erano riusciti a iscriverlo.

Compì l’intero ciclo ginnasiale con “3 sedicenti professori”, i quali “con molta faccia tosta” sbrigavano “l’insegnamento delle cinque classi”. Una volta al liceo cagliaritano, Antonio dovette rimediare alla modesta preparazione ricevuta. Ci riuscì, conseguendo la licenza liceali con il massimo dei voti e avendo già in tasca la tessera da giornalista. Aveva avuto come professore di lettere Raffa Garzia, critico letterario e direttore de L’Unione Sarda, il più antico quotidiano della Sardegna, che apprezzò e favorì il talento di Gramsci.

L’istinto salvifico della ribellione

Nell’autunno del 1911, dopo essersi classificato nono al concorso per la borsa di studio presso il collegio Carlo Alberto di Torino, dove si trasferì, si  iscrisse all’Università, Facoltà di Lettere.

Il soggiorno piemontese fu durissimo.

In una lettera del 1924, ricordando quegli anni Gramsci spiega la scelta politica che avrebbe compiuto da lì a poco. “…Per molto tempo i miei rapporti con gli altri furono un qualche cosa di enormemente complicato… – scrive Gramsci -. Che cosa mi ha salvato dal diventare completamente un cencio inamidato? L’istinto della ribellione, che da bambino era contro i ricchi, perché non potevo andare a studiare, io che avevo preso 10 in tutte le materie nelle scuole elementari, mentre andavano il figlio del macellaio, del farmacista, del negoziante di tessuti…Poi ho conosciuto la classe operaia di una città industriale e ho capito ciò che realmente significavano le cose di Marx che avevo letto per curiosità intellettuale. Mi sono appassionato così alla vita, per la lotta, per la classe operaia.”.

Luigi Pirandello. Ordine Nuovo. La cultura e la politica sono inscindibili

Gli anni che vanno dal 1914 al 1918 furono quelli della sua formazione politica. Gramsci scriveva su vari giornali fra i quali l’Avanti, organo di stampa del partito socialista, dove curava una rubrica di critica teatrale. In merito a questa esperienza affermava di aver contribuito alla popolarità di Luigi Pirandello: “Ho scritto tanto da mettere insieme un volumetto di 200 pagine e allora le mie affermazioni erano originale e senza esempio: il Pirandello era o sopportato amabilmente o apertamente deriso”.

Nel 1919 fu, con Umberto Terracini, Palmiro Togliatti e Angelo Tasca, fra i fondatori (e direttore responsabile) della rivista quindicinale Ordine Nuovo, con il proposito di svecchiare la cultura socialista tramite la democrazia operaia. Gramsci era un convito assertore che cultura e politica non potessero essere separate e il giornale fu sia rivista culturale che strumento di azione politica.

La scissione di Livorno

Nel novembre 1920 partecipò al Convegno di Imola, dove si costituì la Frazione nazionale comunista del Partito socialista italiano. Gramsci che faceva parte del gruppo dei frazionisti, ossia dell’ala di sinistra del Partito, fu poi tra i protagonisti della storica scissione che si consumò il 21 gennaio 1921 a Livorno e che vide nascere il Partito Comunista d’Italia, sezione dell’internazionale. Gramsci ne fu importante dirigente e segretario e nel 1924 fondò l’Unità, il quotidiano politico che ha accompagnò il partito nelle sue varie evoluzioni fino al 2017.

La condanna

Ma nel 1926 quello che diventerà il più grande partito comunista dell’Europa occidentale, dopo l’ascesa e l’affermazione del regime fascista, entrò in clandestinità come alcuni dei suoi dirigenti; altri andarono in esilio, altri ancora furono arrestati. Come Gramsci, nonostante fosse diventato deputato nel 1924 e sarebbe dovuto essere protetto dall’immunità parlamentare.

Accusato di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato e incitamento all’odio di classe, nel 1928 veniva condannato dal Tribunale Speciale Fascista a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione. Celebre la frase pronunciata dal pubblico ministero, Michele Isgrò, nel terminare la sua requisitoria: “Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare!”.

Il carcere e le opere

Ma il cervello di Gramsci cessò di funzionare soltanto nel 1937, quando, gravemente malato, morì.

In carcere tra il 1929 e il 1935 scrisse i Quaderni, 33 in tutto che riportano le riflessioni, esiti degli studi condotti su temi storici, economici, letterari, filosofici, sociali e politici; pubblicati per la prima volta tra il 1948 e il 1951 da Einaudi, ebbero un immediato successo internazionale.

Sempre durante gli anni del carcere scrisse moltissime lettere quasi tutte ai familiari: alla madre, alle sorelle, alla moglie – la violinista russa Giulia Schucht che viveva in Russia con i loro figli, Delio e Giuliano – e alla cognata Tatiana, la persona che gli è stata più vicina anche durante la reclusione. Da segnalare che essendogli impedito di mantenere corrispondenza con persone al di fuori della cerchia familiare, spesso attraverso le lettere inviate a Tatiana, comunicava con Piero Sraffa, già collaboratore di Ordine nuovo e professore di economia all’Università di Cambridge.

L’indipendenza di giudizio e l’assenza di dogmatismo (oggi possiamo aggiungere la straordinaria modernità) del suo pensiero  espressa nei suoi articoli, relazioni di partito e, poi, negli scritti dal carcere lo isolarono completamente dal partito che aveva contribuito a fondare.

Il film

Dai Quaderni e dalle Lettere prende le mosse il film Nel mondo grande e terribile, per la regia di Daniele Maggioni, che racconta sia l’intellettuale sia l’uomo Gramsci (interpretato dall’attore Corrado Giannetti), presentato nel 2017, proiettato nel settembre scorso all’ Institut Culturel Italien de Paris, è visibile in streaming in varie piattaforme (info: face book.com/filmgramsci).

La connessioni storiche

Quando studiava all’Università di Torino, Gramsci ebbe modo di conoscere le grandi personalità di diversa formazione che v’insegnavano. Tra questi ricordiamo Luigi Einaudi (che diventerà il secondo presidente della Repubblica Italiana, 1948-1955, padre di Giulio l’editore e nonno del musicista Ludovico) e Umberto Cosmo.

Di quest’ultimo Gramsci fu allievo prima, amico poi.  Il rapporto umano non gli impedì di vederli avversari in un’aspra polemica quando il professore, allontanandosi dal socialismo per approdare al liberalismo progressista, attaccò le idee comuniste espresse su Ordine Nuovo. Gramsci reagì con un duro articolo polemico che inseriva Cosmo nella lista “dei peggiori gazzettieri” dei giornali conservatori.

I rapporti tra i due cessarono, per ricomporsi nel 1922 a Berlino. Negli anni del carcere Gramsci scrisse di lui: “Serbo del Cosmo un ricordo pieno di affetto e direi di venerazione […] era e credo sia tuttora di una grande sincerità e dirittura morale con molte striature di quell’ingenuità nativa che è propria dei grandi eruditi e studiosi”. Cosmo (1868-1944) fu critico letterario e tra i maggiori studiosi di Dante Alighieri.

 

Immagini: dal film  ‘Nel mondo grande e terribile’ per la regia di Daniele Maggioni, Antonio Gramsci interpretato dall’attore Corrado Giannetti

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