Concorsi fotografici: magie che hanno origini lontanissime

Non c’è un mobile in un appartamento, una scrivania, uno scaffale od un portafoglio ove non sia riposta una fotografia. Il ritratto di un viso caro od un’immagine felice di un luogo amato e che ognuno di noi conserva con gelosia! Quanto è importante dunque una fedele riproduzione di un flash della nostra vita? Ce ne accorgiamo quando sfogliamo i nostri album ed anche quando osserviamo le foto che scattano gli altri.

I grandi artisti oggi  sanno cogliere attimi fuggenti, particolari di vita vissuta, volti di un’espressività rara ed unica. Questa è un’arte che oggi riesce ad essere alla portata del grande pubblico tramite mostre e concorsi. E, pensare che si dice, in caso di guerra, che  la sconfitta è orfana e la vittoria ha centro padri, così come  le scoperte,  quasi sempre sono partorite da molti illustri del passato.  Se facciamo un salto indietro possiamo vedere che la macchina fotografia ha avuto molti genitori. Dallo scopritore della prima camera oscura, Alhasen di Basra, che la produsse per osservare un’eclisse a Leon Battista Alberti e Leonardo da Vinci che la usarono per proiettare immagini, fino a Giovanni Battista della Porta che nel 1553 la descrisse in ogni particolare e a Daniello Barbaro che vi aggiunse la lente.

I veri costruttori della prima macchina fotografica, simile ad una scatola di legno, furono però nel 1822 Joseph Nicéphore Niépe e Louis Mandé Daguerre e tale brevetto fu presentato all’accademia di Francia nel 1839. Un altro padre di quell’invenzione fu,  nel 1840,  il fisico inglese Williams Henry Fox Talbot che vi aggiunse il negativo. In precedenza Antoine Hercules Romuald Florence nel 1833 era riuscito ad ottenere le prime immagini su carta.  Ma il primo vero fotografo che inventò il procedimento come stampa positiva non riproducibile fu Hippolyte Bayard. Chi avrebbe mai immaginato che dagli studi e dal lavoro di tanti abili studiosi si sarebbe potuto riprodurre la storia del mondo, della sua cultura scientifica, artistica e umanistica?

Abbiamo fatto questa introduzione per esaltare la foto, riportata in alto, scattata da una mamma: Giulia  Ancarani di Castel  S.Pietro Terme (Bologna),  premiata nella manifestazione Ecomondo 17  nel concorso: Complicità, lo scatto Rilegno Photo Contest. Nell’immagine c’è il viso angelico di un bimbo con il ciuccio, un tronco d’albero, il viso di un nonno sorridente.

E quella foto dice tre cose: gli anni che differenziano le espressioni di nonno e nipote indicano la differenza tra le generazioni, ma anche la  gioia  che si legge nei loro occhi. Il fusto dell’albero che li divide ma nel contempo li unisce  è il vero simbolo della vita che continua, perché la natura non muore mai quando l’amore continuerà a nascere ed a esistere.

 

 

Foto di copertina: Giulia  Ancarani, vincitrice del Photo Contest Rilegno 

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