Manifattura Valcismon. La maglia rosa compie 90 anni e si fa green

Quest’anno il Giro d’Italia, la famosa gara a tappe del ciclismo maschile ha festeggiato un anniversario importante: i 90 anni della Maglia Rosa.

Fu il giornalista Armando Cougnet, giornalista de La Gazzetta dello Sport (la testata che aveva ideato il Giro qualche decennio prima) a introdurre nel 1931 la mitica maglia, rosa come il colore della carta del giornale, affinché il pubblico potesse distinguere durante le gare il corridore al comando della classifica.

L’anniversario è ricordato con la mostra virtuale interattiva disponibile ad accesso libero sul sito Giroitalia.it., organizzata da collaborazione con il Museo del Ghisallo e con ACdB Museo, che attraverso video, immagini e le pagine della Gazzetta ripercorre la storia e le imprese della Maglia Rosa.

Il simbolo del Giro, prodotto da Manifattura Valcismon, sa tenere il passo con i tempi e dal 2019 è realizza con tessuti in fibre di poliestere riciclati principalmente da bottiglie di plastica, all’insegna dei criteri dell’ economia circolare.

La Manifattura è composta di 3 marchi Sportful, Karpos e Castelli che producono tutta la gamma dell’abbigliamento tecnico sportivo. E se Castelli firma la Maglia Rosa del Giro e tutte le altre maglie per le classifiche di categoria, Sportful ne ha appena presentato una  assai peculiare, unica nel suo genere; la Monocrom Jersey, che è “realizzata con il processo di tintura in capo” vale dire “ogni elemento del capo immerso in un bagno di colore, assorbe la tintura in modo diverso” pertanto ciascuna maglia della produzione si differenzia per tonalità ed effetto. La tecnica di tintura in capo è da tempo usata nella moda ma mai era stata applicata per l’abbigliamento tecnico.

Prerogative di questo dinamico gruppo italiano – fondato nel 1946 – alle quali aggiunge nonostante l’anno pandemico che ha ridotto le produzioni e quindi i fatturati, la gaiezza dei numeri: Manifattura Valcismon dopo il fermo dei mesi dei lockdown del 2020 ha recuperato le perdite e ha chiuso l’anno 2020 con più 10,3%.

Lo sport non si è mai fermato, ha spiegato recentemente l’amministratore delegato Alessio Cremonese al Corriere della Sera. Lo stop per le quarantene ha riguardato “solo per le attività di squadra al chiuso. Quello che si svolge in solitaria come il ciclismo o comunque all’esterno ha avuto un’accelerazione mai vista.

Poi c’è stato il boom dell’e-coomerce, la metà di quello che abbiamo venduto è passato dal web”. E per il 2021 per “la raccolta di ordini per la collezione invernale” che ha registrato un incremento del 30%” prevede il superamento di “Quota 100” milioni”. Dai 93,7 del 2020 ai 120 milioni del 2021 per un’azienda dove la famiglia Cremonese  (affiancata da Steve Smith, insieme soci di maggioranza della Valcismon) da 75 anni è sempre stata in azienda smentendo il topos dei manuali aziendali di economia aziendale che affermano che le imprese familiari difficilmente sopravvivono alla terza generazione.

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