Robin Food. La prima cooperativa di riders

A Firenze si è formata la prima cooperativa di delivery (consegne a domicilio). Un gruppo di 7 riders, ossia i lavoratori che effettuano le consegne muovendosi in bicicletta o in motorino, hanno deciso di mettersi in proprio e hanno creato Robin Food, la cooperativa autogestiva fondata sui diritti fondamentali dei lavoratori, sull’applicazione dei contratti nazionale di settore garantiti dai protocolli d’intesa con Nidil Cgil, sulla partecipazione democratica di tutti i lavoratori e sull’equa ripartizione degli utili.

Il primo passo di Robin Food, riporta ilsole24.com e il lancio di una campagna di crowdfunding per affrontare le spese di avvio dell’attività che prevede fra l’altro l’acquisto delle biciclette elettriche,  lo sviluppo della presenza in rete, ai corsi di formazione sul codice stradale e sulle norme igieniche alimentari.

La spinta verso l’autonomia dei 7 protagonisti della vicenda – tutti con esperienza di riders presso le grandi multinazionali – è partita dal bando di Legacoop Toscana e dalla Fondazione Cri Firenze. L’obiettivo è creare un modello di azienda alternativa che superi lo sfruttamento dei fattorini che contraddistingue il settore, nonostante la sentenza della Cassazione del marzo 2021 che li equipara ai lavoratori dipendenti e, quindi, con il diritto di beneficiare delle stesse tutele di cui godono i subordinati con regolare contratto.

Simone di Giulio, presidente di Robin Food, oltre a ribadire che “la cooperativa vuole essere un’alternativa etica e sostenibile alle grandi aziende che dominano il mercato del food delivery” ha spiegato a ilsole24ore.com che la loro attività non si limiterà alla consegna del food, ma gestirà anche “la logistica di altri beni lavorando con le aziende del territorio”.

Un punto fondamentale quest’ultimo, rimarcato sul sito ufficiale della cooperativa dove è esaltata la collaborazione con le attività locale “per creare un’economia circolare che nasce e resta nel territorio” e dove è possibile conoscerli uno a uno questi coraggiosi fattorini toscani e dove, se si vuole, si può contribuire alla realizzazione di questa nuova realtà di lavoro sostenibile in grado di superare l’asfissiante presenza delle multinazionali.

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