Mascherine esaurite. La soluzione italiana

Mancano le mascherine. Quasi un ‘emergenza nell’emergenza per il COVID-19, la mancanza di questo dispositivo di protezione individuale. Il Governo e la Protezione Civile  hanno chiesto agli imprenditori nelle condizioni di farlo la riconversione produttiva. E l’industria italiana risponde. I primi sono i distretti  del settore tessile che dispongono già delle materie prime e dei macchinari, come dimostra Carpi.

Carpi, città dell’Emilia Romagna, una delle regioni italiane più colpite dal nuovo coronavirus, è da tempo  sede da tempo del  Carpi Fashion System, un tavolo coordinato dal Comune che vede collaborare il CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e delle Piccole e Medie Imprese), Confindustria e Confartigianato. Da questo tavolo di lavoro è nata la risposta al Governo con il prototipo della mascherina autarchica, come ha comunicato agli organi d’informazione  Marco Gasperini, presidente del Cna Federmoda di Modena e membro del coordinamento nazionale dell’associazione.

Il distretto emiliano è pronto a produrre una mascherina di cotone al 100%, riutilizzabile dopo un accurato lavaggio per circa 8 volte; non uno strumento da “camera operatoria”, non una mascherina con i filtri,   ma adatta per tutte le persone di quelle categorie che comunque devono continuare a lavorare  per garantire ad ognuno di noi l’approvvigionamento dei beni necessari.

La mascherina priva di filtri è composta da 2 tipi di cotone sovrapposti che consentono sia di respirare sia di filtrare “la trasmissione di primo livello del virus” sempre  mantenendo, pur indossandola,  la distanza di sicurezza (1 metro e 82) con gli interlocutori, nelle file, in ogni sorta d’incontro e interazione.  L’obiettivo  del presidio di Carpi è duplice: sopperire alla mancanza di mascherine ed  evitare di toglierle agli operatori sanitari.

Il distretto è pronto a produrne  inizialmente dalle 30mila alle 40mila a settimana per raggiungere poi le 50mila. Ancora non è stato deciso il prezzo per il consumatore finale. Gasperini ha precisato che le prime produzioni saranno destinate alla Regione Emilia Romagna e alla Protezione Civile, poi saranno messe sul mercato a disposizione di tutti. Ora il distretto di Carpi è in attesa dell’approvazione legislativa e della certificazione che stabilirà il protocollo di produzione al quale potranno attenersi tutte quelle aziende che sono già nelle condizioni di realizzarle senza necessità di riconvertire gli impianti.

Il 24 marzo, Domenico Arcuri commissario straordinario dell’emergenza Covid-19, nel corso della conferenza stampa tenuta presso la sede della Protezione Civile,  ha annunciato che le industrie tessili e della moda del sistema di Cna e Confindustria collaborando “arriveranno a produrre 50 milioni di mascherine al mese, e copriranno metà del nostro fabbisogno, pari a oltre 90 milioni di pezzi al mese”.

Inoltre, ha aggiunto Arcuri “in pochissimi giorni, superando i lacci della burocrazia, abbiamo ottenuto l’autorizzazione a lanciare l’incentivo Cura Italia, che mette a disposizione 50 milioni di euro per   finanziare le imprese che vogliono riconvertire gli impianti per produrre altre mascherine“. Si punta, naturalmente, alla autosufficienza della produzione italiana.

 

Immagini dall’alto: 1) Addetta alle pulizie e igienizzazione dei luoghi pubblici, lavoro sempre indispensabile, di più al tempo del coronavirus; 2) Marco Gasperini, presidente del Cna Federmoda di Modena e membro del coordinamento nazionale dell’associazione; 3) Domenico Arcuri, commissario straordinario dell’emergenza Covid-19

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