Heata. Acqua calda in casa gratis col calore del computer

Heata è la start up britannica che riesce a trasformare la grande quantità di calore (e di emissioni di CO2) prodotta dalle elaborazioni informatiche in acqua calda gratuita, assolvendo alle due necessità di riduzione dell’impronta carbonica e di offrire un beneficio pubblico.

Il calore “è intrinsecamente prezioso” ricordano dall’Heata, ma quello prodotto da un processore – che durante l’elaborazione dei dati può raggiungere fino ai 100° Celsius – viene raffreddato con le ventole, ossia, come si dice in gergo industriale è “calore disperso” ma, se raccolto e riutilizzato, potrebbe compensare significativamente il suo fabbisogno.

Da tempo la ricerca cercava il modo per rendere tale calore parte integrante dell’ecosistema del riscaldamento, trovando non pochi ostacoli pratici. Finché i progressi della connettività hanno indotto Heata a concepire un server (equivalente a quello in un data center) al quale è collegato il computer posto nella casa dell’utente, in contatto col suo scaldabagno;  computer raffreddato da una placca termica in rame che trasferisce il calore di processione per contatto al server.

Il giornalista Luigi Avantaggiato ha incontrato il fisico Chris Jordan, co-fondatore della start-up e visto il server. Così riporta su il venerdì, dello scorso 21 aprile:” Jordan apre uno sportello di legno e ci mostra un comunissimo boiler da 90 litri con un pc installato sopra e un adesivo con su scritto <<Questo potente server sta trasferendo il calore generato dai suoi processori verso l’acqua nel tuo cilindro >>. Il led verde indica che l’unità sta operando; la macchina sta ricevendo i dati dal nostro server e li elabora – spiega Jordan -. Così riusciamo a trasferire l’equivalente di 4,8 kW/h di acqua, l’equivalente del consumo giornaliero di una famiglia media”.

Da un anno, circa, riferisce Avantaggiato, è partita la sperimentazione finanziata dallo Stato che vede la collaborazione di famiglie della contea di Surrey, poco distante da Londra.

Secondo Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale, il fabbisogno di energia elettrica in Italia del 2022 è stato di 312,8 miliardi di kWh e soltanto il 31.1% della domanda è stata coperta dalle fonti rinnovabili. Le tecnologie digitali, sempre più parte integrante delle nostre vite – con le relative infrastrutture sempre più complesse – ne richiedono sempre di più, con un notevole impatto ambientale: già oggi i data center costituiscono l’1,5% delle emissioni dannose prodotte dall’energia. Percentuale destinata ad aumentare e che ha spinto la Commissione europea a raccomandare lo sviluppo dei data center più compatibili con l’ambiente entro il 2030.

Ecco spiegato l’interessamento del Regno Unito per l’invenzione di Heata e perché i risultati della sua sperimentazione suscitano un interesse che va ben oltre i confini britannici, ispirando tante altre aziende.

 

Immagine: Heata – Linkedin

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