Michelangelo Pistoletto. Libertà e cure per l’incendiario della sua Venere
L’artista Michelangelo Pistoletto, autore dell’installazione Venere degli stracci, unisce la sua voce a quelle di coloro che chiedono la scarcerazione di Simone Isaia, il clochard accusato di aver incendiato la citata opera, installata a Piazza Municipio a Napoli.
Ha dichiarato l’artista alla giornalista Floriana Rullo del Corriere della Sera che è necessario “eliminare la punizione del carcere e portare chi ha incendiato la mia opera alla cura. Perché curare lui vuol dire farlo con la società. La nostra, del resto, è una società stracciata e stracciona, proprio come la mia Venere […]. Il problema della nostra società si rivela con il gesto compiuto contro la mia opera, che così viene umanizzata. Questa persona non è soltanto un malato, ma mostra la malattia sociale con cui conviviamo. I governi si stanno battendo per permettere alle persone di sopravvivere. E la cultura, che nasce dall’arte, può aiutare questo cambiamento”. Con la scarcerazione si compierebbe, al tempo stesso, uno dei concetti prediletti dall’artista e condivisibile dell’arte che può portare “sollievo”.
Il primo a chiedere la scarcerazione di Isaia è stato Franco Esposito, gestore della casa di accoglienza Liberi di volare della Pastorale carceraria della Chiesa di Napoli, dichiarandosi pronto ad ospitare il giovane trentenne e a seguirne la riabilitazione.
Ad Esposito è seguita l’istanza di scarcerazione presentata dall’avvocato Gabriella Nardo, come riferito dal Corriere del Mezzogiorno.
Il 2 agosto Iod edizioni ha lanciata sulla piattaforma change.org la petizione Simone Isaia ha bisogno di essere curato non del carcere, che mentre scriviamo – mattina del 7 agosto – ha raccolto 3.375: il prossimo obiettivo è di arrivare a 5000.
La petizione riporta anche il commento dei volontari della Mensa del Carmine, frequentata dal giovane: “Simone da tempo aveva perso lucidità e riferimenti, finendo a dormire per strada: è una persona affetta da una tangibilissima neuro-divergenza. E ha bisogno di aiuto”. Alla stampa i volontari hanno raccontato di come Simone fino a 4 anni prima lavorava come garzone in un bar di una nota via di Napoli e si faceva notare dai clienti per la sua gentilezza, poi le sue condizioni mentali sono peggiorate.
A seguire la decisione della 12° sezione del Tribunale del Riesame per la permanenza del giovane in carcere. E a Napoli si prepara una manifestazione per il prossimo 12 agosto – a un mese dall’incendio – a sostegno del rilascio del giovane.

