Taharrush gamea. La pratica della molestia collettiva

Del fenomeno della taharrush gamea, in Europa se ne è sentito parlare per la prima volta nel 2016, quando a Colonia gruppi di uomini circondarono e molestarono alcune donne in piazza per celebrare l’arrivo del nuovo anno. In quell’occasione si seppe che simili esperienze di violenza collettiva erano state vissute a Stoccolma nel 2014 e nel 2015.

Esattamente come è accaduto alla fine del 2024 a Milano, in Piazza Duomo (3 finora le denunce di abusi sessuali raccolte), come ha riferito il ministro degli Interni, Matteo Piantedesi nel corso del Question Time del 15 gennaio 2025.

Ma sempre a Milano, stessa occasione, stesso luogo, stesso episodio veniva documentato quattro anni prima. Da qui la decisione di evitare il concertone tradizionale, che si è rilevata una scelta vana: in piazza, secondo le cronache, si sono radunate più di 20mila persone, sembrerebbe, soprattutto stranieri: molti i turisti.

In Europa se ne parla dal 2016

Nel 2016 in un primo momento sia la polizia sia i media tedeschi sottovalutarono l’accaduto, ma dopo pochi giorni la concomitanza con episodi analoghi in altre città tedesche ed altre europee, fece nascere il sospetto che si trattasse di azioni pianificazione, ossia della taharrush gamea araba, la pratica che vuole gruppi di uomini che circondano e molestano le donne in grandi raduni pubblici.

Allora il politologo libanese-americano As’ad Abukhalil spiegò alla stampa (v. l’articolo di Dan Hitchens per The SPectator – web.archive.org), che il termine taharrush significa molestie sessuali, ed è “relativamente moderno” risalentdo agli anni Cinquanta del Novecento, mentre gamea, significa collettivo.

In Egitto dal 2005

Secondo Hitchens le due parole appaiono insieme e catturano l’attenzione generale nel 2005 in Egitto, quando poliziotti in borghese aggredirono sessualmente donne che manifestarono contro Mubarak; un caso politico, dunque, come molti che seguirono, ma non tutti.

Nel 2006 i blogger egiziani segnalavano casi di aggressioni sessuali di gruppo nel centro del Cairo, come riportava nel 2016, la ricercatrice sui diritti umani, Mariam Kirollos, di folti gruppi di uomini che avevano circondato e palpeggiato sia donne velate sia senza velo e in “alcuni casi hanno strappato lori i vestiti”. Altri casi sono sfociati nello stupro.

Viene smentita allora la voce comune che fa risalire la taharrush gamea al 2011, nel corso della Primavera araba in Egitto, ancora nella famosa piazza Tahir, contro donne che manifestavano contro il potere corrente.

Quello che accadde nel 2011, precisava Hitchens, fu l’organizzazione degli attacchi, che portò nel 2012 alla formazione di gruppi di volontari che pattugliavano zone del Cairo per proteggere le donne dalle aggressioni collettive.

Nel 2013 nei giorni caldi che videro deporre il presidente Morsi si registrarono 186 casi documentati di molestie, aggressioni e stupri.

Attacchi politici coordinati. Opportunisti a parte

“Heather McRobie, giornalista e accademica precedentemente residente in Egitto – riportava Hitchens -, afferma che alcuni degli assalti a piazza Tahrir erano attacchi politici coordinati: le autorità “volevano rendere la piazza non sicura e cacciare via le donne”.  Ma c’erano anche “gli opportunisti”, come accadde nel corso di un festival molto affollato dove “è stato facile perdersi tra la folla ed approfittare della situazione”.

Il pericolo del razzismo

“Sarebbe disonesto fingere che la violenza contro le donne nel Medio Oriente e nel mondo arabo non sia un problema: l’intera regione ha una pessima reputazione – rifletteva McRobie – ma essendo la violenza contro le donne elevata anche nelle società occidentali “c’è il pericolo che venga strumentalizzata da coloro che non si preoccupano sinceramente del fenomeno, ma fingono solo di esserne preoccupati per propagare il razzismo”.

 

Immagine: Cairo (Egitto), photo by Spencer Davis – pexels.com

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.