Contro l’impunità per i crimini verso i giornalisti

Il 2 novembre è la Giornata internazionale contro l’impunità per i crimini contro i giornalisti, proclamata dall’Unesco nel 2013.

Dal 2006, da quando ha avuto inizio l’osservazione dell’Agenzia dell’Onu, i casi dei giornalisti uccisi nel mondo non risolti equivalgono all’89%. E nel corso di questi ultimi 12 anni i giornalisti assassinati per le loro inchieste ammontano ad altre 1000.

L’Unesco ogni 2 anni pubblica il rapporto inerente alla sicurezza dei giornalisti. E nell’ultimo pubblicato nel 2018, si registrano 182 morti di giornalisti uccisi nel corso degli ultimi 2 anni. Un numero leggermente inferiore rispetto al rapporto precedente del 2016, ma spiccano 2 dati preoccupanti e inquietanti: nel 2017 circa il 55% delle vittime ha trovato la morte in Paesi in pace; nel 2018 si contano 88 reporter uccisi, numero superiore al totale registrato nel Report del 2016.

Dove si muore di più

Sia nel 2016 sia nel 2017 il numero maggiore degli attacchi mortali ai giornalisti è avvenuto in Asia, seguita dal Sud America e Caraibi e, quindi, dagli Stati Arabi.

Messico e Afghanistan sono i Paesi che hanno mietuto più vittime: rispettivamente 26 e 24 decessi.

Chi corre più pericoli

Oltre agli omicidi dei protagonisti dell’informazione, secondo il Rapporto Unesco, anche gli informatori subiscono minacce e violenze di vario tipo.

I più colpiti sono i giornalisti che lavorano per le televisioni, soprattutto nelle zone di guerra e che si occupano dei conflitti come in Afghanistan, Iraq, Siria e Yemen.

Per chi la giustizia è assente

Il 90% delle vittime di casi impuniti sono reporter locali, la cui morte, si legge nel Rapporto, riceve “molta meno attenzione da parte dei media di quella data ai giornalisti e ai corrispondenti esteri”.
In aumento anche gli omicidi dei free-lance, mentre le donne giornaliste uccise hanno raggiunto l’11% del computo complessivo.

Tentativi di protezione

Con l’intento di proteggere i giornalisti, diversi Stati membri hanno creato meccanismi che permettono di monitorare le aggressioni subite dai professionisti delle notizie. Come in Guatemala, di cui il Rapporto segnala la creazione di un organismo responsabile dell’analisi degli attacchi contro i difensori dei diritti umani e dei giornalisti e un numero telefonico d’emergenza a supporto delle persone minacciate.

La Giornata 2018

In occasione della Giornata contro l’impunità e i crimini contro i giornalisti, un gruppo di esperti per i diritti umani eletti dall’Onu, con un comunicato, ha esortato gli Stati “ad assumere politiche che assicurino la responsabilità per le violenze e gli attacchi contro i giornalisti, frenando e invertendo l’attuale tendenza all’impunità”.  Nello specifico gli esperti si sono rivolti a quei leader politici “che fomentano l’ostilità contro i professionisti delle notizie, etichettandoli come nemici del popolo o terroristi”.

“Centinaia di giornalisti vengono arrestati o scompaiono mentre esercitano il loro lavoro giornalistico” si legge sul comunicato che prosegue denunciando come alcuni “governi monitorano i giornalisti e minano la sicurezza digitale come parte dell’attacco quotidiano contro i media liberi e indipendenti “.

Il caso Khashoggi

Il 2 novembre 2018, poi, coincide con il compimento di un mese dalla scomparsa di Jamal Khashoggi, corrispondente saudita del Washington Post, il 2 ottobre entrato e mai uscito dall’Ambasciata dell’Arabia Saudita di Istanbul.  Il comunicato degli esperti Onu chiede in proposito di affrontare la sparizione forzata e l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, aprendo “un’indagine indipendente, trasparente e credibile autorizzata dalle Nazioni Unite”. Qualunque “altra azione” termina il comunicato “che non sia un’indagine approfondita e riconosciuta come tale dalla comunità internazionale sarà una presa in giro rispetto alle affermazioni dei governi sull’impegno per la sicurezza dei giornalisti”.

Il comunicato è firmato da David Kaye, relatore speciale per la promozione e la protezione del diritto alla libertà di espressione e opinione, Agnes Callamard, relatore speciale per i crimini umanitari e Bernard Duhaime, a capo del gruppo delle sparizioni involontarie.

Infine l’Unesco ha lanciato la campagna #TruthNeverDies (La verità non muore mai) affinché siano riconosciuti i rischi del giornalismo politico, e al tempo stesso per esortare le varie associazioni mediatiche a un maggiore tutela del proprio capitale intellettuale e investigativo.

Fotografie dall’alto verso il basso: Parigi, gruppo di Reporter Senza Frontiere, con le fotografie di Daphne Galizia, Claude Verlon e Jamal Khashoggi; Jamal Khashoggi

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