Proteggere la natura vale quanto tutelare il clima

Per la prima volta più di 200 riviste mediche pubblicano contemporaneamente un editoriale congiunto rivolto ai vertici degli Stati del mondo, affinché intraprendano all’unisono un’azione concreta contro il cambiamento climatico. “Fate di più e in fretta… . Non c’è tempo di aspettare la fine della pandemia per agire sul serio contro il climate change” che rappresenta la più grande minaccia (già in atto) per la salute pubblica, scrivono i direttori.

In vista dei prossimi vertici globali sul clima, le riviste rilevano che non solo l’aumento della temperatura, ma anche quanto la perdita della biodiversità abbia conseguenze letali, come dimostra la pandemia Covid-19, malattia zoonotica frutto del degrado degli ecosistemi naturali.

“La scienza è inequivocabile – scrivono riferendosi al Rapporto IPCC – un aumento globale di 1,5°C sopra la media preindustriale e la continua perdita di biodiversità rischiano di causare danni catastrofici alla salute che sarà impossibile invertire”.

“Lasciare che le conseguenze ricadano in modo sproporzionato sui più vulnerabili – segue l’editoriale – genererà più conflitti, insicurezza alimentare, migrazioni forzate e malattie zoonotiche, con gravi implicazioni per tutti i paesi e le comunità”.

Il suggerimento

L’editoriale non si limita all’appello, offre un suggerimento: rivedere gli obiettivi climatici posti che non considerano sufficientemente le implicazioni della salute. Quindi proteggere la natura, vale quanto o forse di più della tutela del clima.

Se i modelli climatici hanno prefigurato attendibilmente le eventuali catastrofi se la temperatura dovesse superare i 2°, non sappiamo ancora cosa potrebbe accadere con il collasso di un ecosistema. Di certo prosegue l’editoriale tutti gli obiettivi al 2020 per ripristinare le biodiversità sono stati mancati. E ora ci troviamo a dover affrontare “una crisi dell’intero sistema ambientale”.

Le conseguenze già in atto

I direttori delle riviste mediche citano anche l’IPCC: “Da un punto di vista scientifico, la questione è “chiara” e non c’è più alcun dubbio sulla realtà del cambiamento climatico”.

E ricordano le conseguenze sulla salute umana che occorrono dall’inizio dell’attuale secolo: negli ultimi vent’anni, il numero di morti per calore tra gli over 65 è aumentato del cinquanta per cento in tutto il mondo. Le principali cause di morte sono la disidratazione e l’insufficienza renale, il cancro della pelle, la diffusione di malattie infettive tropicali, malattie mentali, complicazioni delle gravidanze e complicanze cardiovascolari e polmonari.

Inoltre, in molte parti del mondo si registrano crescenti problemi nutrizionali, i quali, secondo gli esperti di salute, sono peggiorati con l’aumento della siccità e la diffusione di parassiti: le rese delle principali colture alimentari sono diminuite dall’1,8 al 5,6 per cento dal 1981.

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