Coronavirus. Rafforziamo gli anticorpi della democrazia in sicurezza

Democrazia vs Lotta al Coronavirus. Nello specifico: privacy vs strumenti di lotta alla pandemia. E noi, da che parte stiamo? Attenzione: non rispondete di getto: in tempi eccezionali come quelli che stiamo vivendo la contingenza degli accadimenti potrebbe comportare risposte a pelle dettate dal più ferino degli istinti: quello alla sopravvivenza.

TENIAMO A BADA L’ISTINTO – Invece: siamo un giornale online. Le parole di cui è composta questa pagina le abbiamo messe in sequenza per riflettere, per tenere volutamente a bada l’istinto. Non siamo certo i primi: “Che ne sarà delle nostre democrazie dopo questo isolamento – si chiedono ad esempio Paola Peduzzi e Micol Flammini nel proprio articolo “Coronavirus Vs Democrazia” uscito su “Il Foglio” il 26 marzo 2020 – dopo che un quarto della popolazione mondiale s’è vista ridurre le proprie libertà, dopo che le misure emergenziali diventeranno legge, dopo che ogni leader proverà a non sprecare quest’attimo, questa stagione, e a ritrovarsi più forte, più popolare, magari pronto a farsi rieleggere?”. Anche tralasciando, per motivi di contingenza argomentativa, la preoccupazione leaderistica, la domanda rimane centrale: “Che ne sarà delle nostre democrazie?”.

“SOSPENDIAMO LA PRIVACY SANITARIA” – Veniamo, portandolo come esempio, al fatto specifico al quale facevamo riferimento prima: l’idea di sospendere un nostro diritto fondamentale e preziosissimo, la privacy sanitaria, per applicare il “modello Corea”, paese nel quale i comportamenti delle persone venivano tracciati con app installate negli smartphone per controllare la diffusione e il comportamento del morbo.

L’idea, espressa da più parti, è stata rilanciata anche da Luca Zaia, governatore di una regione in prima linea, il Veneto – “In questo Paese – ha detto – sono convinto che in questo momento bisognerebbe sospendere le norme sulla privacy e lasciare ai sistemi sanitari di essere un po’ più liberi”. Essere più liberi di farci essere meno liberi, rendendo tracciabile la nostra salute, i nostri comportamenti, le nostre eventuali malattie, i nostri possibili vizi. Su questa idea si è espresso, va detto, il Garante della Privacy, Antonello Soro, che ha detto: “Le esperienze [di applicazioni di idee simili, ndr] sono maturate in ordinamenti con scarsa attenzione, sebbene in grado diverso, per le libertà individuali”. Le libertà individuali…

IL DISCORSO DI MATTARELLA – Intanto, il 27 marzo, il Presidente Mattarella si è rivolto a tutti gli italiani con un discorso alla Nazione denso e pieno. Nel quale ha detto: “Il senso di responsabilità dei propri cittadini è la base di uno Stato democratico”, rappresentando quindi nella libera adesione alla responsabilità nazionale dei propri cittadini la linfa vitale di un vivere democratico. Come ha detto Enrico Letta in una intervista alprogramma Circo Massimo del 20/03, su Radio Capital, trascritta su repubblica.it da Monica Rubino e poi sintetizzata dall’ex-premier in un tweet: “L’Italia è la prima democrazia a confrontarsi con la sfida, inedita, di vincere l’emergenza col consenso e le regole dello stato di diritto. Sfida terribile e storica che coinvolge le regole, le autorità ma soprattutto la responsabilità dei cittadini, base di tutto”.

Sono due movimenti convergenti, quindi: la forza dell’adesione responsabile dei cittadini che incontra la salvaguardia del benessere collettivo fondato sui diritti e sui servizi dello Stato democratico. Un equilibrio sempre difficile. Che in tempi di pandemia (del virus, ma anche pandemia di moralismo, falsi miti, disagio sociale e rabbia interpersonale – basti vedere l’odio verso i runner) rischia di divenire impossibile.

“CONDIVISIONE” – Forse, il punto d’incontro tra quei due movimenti può essere ritrovato nella “condivisione”. Come ha scritto Marco Da Milano nel suo editoriale “Non chiudiamo anche il pensiero” pubblicato su “L’Espresso” di domenica 22 marzo: “La differenza […] tra un potere militarizzato, onnipresente e onnisciente che domina sulle vite in nome del bene e della salvezza e il potere esercitato in un sistema democratico è nel nostro caso che le scelte devono essere il più possibile comunicate e condivise. […] L’emergenza democratica corre parallela a quella sanitaria, chiama in causa tutti noi, il nostro modo di stare in questa condizione, i nostri valori, in cosa crediamo”.

“IN COSA CREDIAMO?” – Ecco: noi cittadini democratici ai tempi del Coronavirus in cosa possiamo credere? Possiamo ancora credere nelle nostre istituzioni mentre prendono misure mai viste, indebitano il nostro futuro mentre recludono il nostro presente? Soprattutto: sopravviveranno le fondamenta valoriali, i comportamenti e le idee in cui credevamo prima dopo questa sospensione di libertà, democrazia e diritti che stiamo vivendo?

Probabilmente, dobbiamo prepararci al peggio, per essere pronti. Essere pronti, come scrive su Globalist.it Simone Pollo, professore di Filosofia Morale a La Sapienza, a curare queste “ferite”. Ovvero: “Ciò che è in opera oggi contraddice (pur se per motivi giustificati) l’ethos liberale e democratico nel profondo vincolando le vite personali e le libere associazioni a una sola concezione del rischio e dei beni in gioco. Nella speranza che tale situazione di eccezione termini quanto prima, è auspicabile che l’importanza e la profondità di tale ferita siano presenti a tutti, non solo ai governanti ma anche (e forse soprattutto) ai cittadini”.

Quando quindi terminerà, facciamoci trovare pronti: dopo aver curato il virus dentro i nostri corpi, dovremo curare le ferite del virus nelle nostre società. Ne va del nostro futuro democratico, oltre che della nostra sussistenza.

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