Il riutilizzo della case vuote contro le baraccopoli di chi contribuisce all’economia nazionale

Nella Piana di Gioia Tauro esistono 35mila case sfitte. L’idea di padre Alex Zanotelli e di Mimmo Lucano, l’ex sindaco di Riace è quella di adoperare gli appartamenti vuoti per risolvere il problema della famigerata baraccopoli di San Ferdinando, dove hanno vissuto, in condizioni disumane, gli immigranti che lavorano nei campi, fino ad oggi.

Il 6 marzo 2019, infatti, a San Ferdinando sono arrivate le ruspe per radere al suolo le abitazioni fatiscenti con alcuni migranti ancora all’interno, nonostante lo sgombero sia iniziato da giorni.

La demolizione, invocata da anni, è stata decisa dal Ministero degli Interni, all’indomani  della morte di Moussa Ba, senegalese di 26 anni rimasto vittima di un rogo divampato nella baraccopoli a metà del febbraio 2019 a pochi mesi di distanza della stessa sorte toccata al diciottenne gambiano Surawa Jaithe.

Dei circa 1800 braccianti che ci vivevano, molti hanno scelto spontaneamente di lasciare il sito. I circa 900 rimanenti sono stati trasferiti nei centri di accoglienza e nella tendopoli organizzata dalla Protezione Civile della Regione Calabria.

Ed ecco che la realizzazione della proposta dell’uso degli appartamenti vuoti è quanto mai necessaria e urgente, posto che la stagione agrumicola è alle porte e se non si porrà rimedio a un’accoglienza civile dei braccianti che presto torneranno nella zona per lavorare, c’è il rischio che rinasca una nuova baraccopoli.

La Prefettura di Reggio Calabria, ha comunicato che è già all’opera per evitare il ripetersi del penoso fenomeno, mentre il sindaco di San Ferdinando, Andrea Tripodi, non ha nascosto una profonda preoccupazione per il prossimo futuro, confermando il timore che potrebbero nascere nuovi problemi che si devono “affrontare collettivamente” in modo che siano predisposte “tutte le condizioni politiche e sociali necessarie per dare un’accoglienza dignitosa e civile a questi ragazzi che vengono qua per lavorare e che costituiscono la base portante della nostra economia”.

Per questo è nato il Comitato per il riutilizzo delle case vuote nella Piana di Gioia Tauro, fondato oltre dai già citati padre Zanotelli e Mimmo Lucano, da Nino Quaranta dell’Associazione rurale italiana e dall’attivista Enzo Infantino.

Un’iniziativa che ha coinvolto anche i sindaci di Polistena e Cinquefrondi, rispettivamente Michele Tripodi e Michele Conio, le grandi organizzazioni umanitarie come Libera, Emergency e Medici per i diritti umani e molta parte della cittadinanza.

La stessa Regione, in merito al progetto del Comitato, ha messo a disposizione i fondi di garanzia a tutela degli immobili che sono stati individuati grazie alla mappatura realizzata da Alberto Ziparo, docente di Pianificazione urbanistica all’Università di Firenze.

Essendo questi ragazzi, come ha riconosciuto il sindaco di San Ferdinando, fondamentali per l’economia della Regione Calabria e, quindi, nazionale, rientra nei doveri dell’Italia (3° economia europea e Paese del G7) adoperarsi per un’accoglienza diffusa e per una seria politica d’integrazione che parte, come ribadisce Enzo Infantino “dall’apertura delle case sfitte”.

 

Fotografie dall’alto verso il basso: la tendopoli allestita dalla Protezione Civile nella piana di Gioia Tauro; padre Alex Zanotelli e Domenico Lucano

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