Graffiti senza tempo: messaggi dall’India nella Valle dei Re

La storia del turismo culturale è antichissima, così come lo è il costume – per alcuni di noi – di lasciare tracce delle nostre visite nei luoghi iconici.

Prova ne sono i graffiti millenari lasciati sui monumenti. I più sorprendenti sono stati rilevati dal 2024 al 2026 nella Valle dei Re, vicino alla rinomata Luxor, in Egitto, dalla squadra di ricerca archeologica capeggiata da Ingo Strauch dell’Università di Losanna e Charlotte Schmid dell’École Française d’Extrême-Orient.

Nel I secolo d. C. l’Egitto era già ambita meta turistica

I ricercatori ne hanno scoperti decine – circa 30 – incisi sulle pareti di sei tombe, scritti in tre lingue indoarie antiche, con prevalenza di tamil brahmi e, quindi,  in sanscrito, risalenti ai secoli I e III d.C., quando l’Egitto, provincia romana, manteneva intensi scambi commerciali con i Paesi dell’Oceano Indiano.

Inaspettati turisti dal subcontinente

L’importanza della scoperta non risiede tanto nel gesto delle scritte, quanto nel fatto che dimostrano come la Valle dei Re fosse già allora un’ambita meta turistica internazionale; come gli indiani riuscissero ad andare oltre i porti del Mar Rosso, spingendosi, appunto, nella valle del Nilo; e nell’alto livello culturale dei turisti, probabilmente emissari politici, mercanti o viaggiatori lungo le rotte tra il Mediterraneo e Oceano Indiano.

Competizione culturale per competenze culturali

Scrive, infatti, storicang.it che gli archeologi hanno scoperto come alcune scritte in tamil antico rispondano ad altre scritte in greco, mettendo in atto “una competizione culturale” che dimostra come chi ha risposto conoscesse le lingue.

Tra i graffiti più interessanti si annovera senz’altro quello che dice Cikai Korran vara kanta che tradotto diventa Cikai Korran è stato qui e ha visto, inciso otto volte in cinque tombe.

Degna di grande interesse è anche l’iscrizione in sanscrito che si autodefinisce “messaggero del re Kshaharata” e reca la firma di Indranandin. Kshaharata, hanno spiegato gli archeologi, è una dinastia che governò parte dell’India nel I secolo d.C., e hanno dedotto che il turista sia arrivato al porto del Mar Rosso di Berenice per poi procedere verso l’interno, magari seguendo un itinerario che lo ha condotto fino a Roma.

Un secolo fa

Già nel 1926 lo studioso francese Jules Baillet aveva catalogato oltre duemila iscrizioni antiche in greco e latino incise nelle tombe, a testimoniare la popolarità del luogo durante l’Impero romano.

A distanza di un secolo, la novità di queste scoperte risiede nella nazionalità dei turisti e nelle lingue individuate, mai osservate prima, anche perché l’epigrafia, oltre a non disporre degli odierni strumenti tecnologici, ha visto pochissimi esperti in lingue asiatiche antiche dedicarsi ai graffiti in Egitto.

Nuovo filone di ricerca

Ora sappiamo che persone del subcontinente del mondo antico erano interessati alle altre culture e viaggiavano molto più lontano di quanto si pensasse, e ciò fa supporre la presenza di graffiti anche in altri luoghi. Un nuovo filone di ricerca è aperto.

La presentazione dei dati

I ricercatori, rappresentati da Ingo Strauch e Charlotte Schmid, hanno presentato i loro risultati alla Conferenza Internazionale sull’Epigrafia tenutasi a dall’11 al 14 febbraio 2026 a Chennai, in India.,

 

Immagine Egitto – ritrovamento nelle pareti delle tombe nella Valle di Rei iscrizioni in lingua tamil – brahmi risalenti ai I – III secolo d.C. – photo by organiser.org

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