Ricordando Francesca Cabrini. A 175 anni dalla nascita

Francesca Cabrini – Scegliendo a caso tra volumi talmente vecchi che le pagine scivolano a terra perché troppo ingiallite per rimanere compatte nel tomo, mi ritrovo fra la le mani un testo di Ada Negri, compagna di notti dove il mio sonno/riposo era sempre più breve.

Sfoglio come capita, quelle pagine fino a soffermarsi su una data, il 15 luglio del 1850, giorno in cui nacque Francesca Cabrini a San Angelo Lodigiano, città che vide i natali anche la poetessa – scrittrice.

Sono passati 175 anni e vorrei immaginare quell’epoca così lontana quando una bimba settimina venne al mondo e il padre, Agostino, era intento a trebbiare e uno stormo di colombe si intrufolò tra le spighe.

Cercò di allontanarle, ma una molto più debole delle altre non riusciva ad alzarsi in volo. La raccolse, la portò  in casa e in quel momento udì il primo vagito della sua Francesca, penultima di 11 figli.

Non sapeva che in quella casa sua era nata una futura santa, che avrebbe attraversato l’oceano più volte, rispondendo al richiamo di Dio, nella dimensione della carità della vita missionaria.

Divenne presto semplicemente Madre Cabrini, instancabile lavoratrice nell’Istituto delle Suore Missionarie del Sacro Cuore da lei fondato nel 1880.

Papa Leone XIII che nel 1889 diede al Vescovo Scalabrini il crocifisso d’oro dei missionari affinché le venisse donato con l’invito a fondare missioni in America ma le sussurrò la parola “Cina”, e lei con le sue “Figlie” cominciò a pensare all’oriente.

Diceva che il suo mondo erano i 3 continenti e quello che seppe fare, nonostante la fragilità della sua salute, fa venire i brividi. Fondò orfanotrofi a New York, ad Arlington, case di riposo a Chicago, l’ospedale Columbus a Seattle, i collegi a Rio de Janeiro, a S. Paolo, a Buenos Aires, a Managua e  a Denver, e l’elenco è sicuramente più lungo.

Temeva che le ore che dedicava alla preghiera fuggissero troppo veloci, aveva da fare molte cose e se ci fermiamo un attimo a riflettere, vedremo che fare un paragone con S. Madre Teresa di Calcutta è come rivedere in uno specchio le due sante.

Era perentorio il suo invito alle consorelle. Diceva loro di sciogliere le proprie ali per capire i legami terreni perché la via del cielo è stretta, sassosa e spinosa e per percorrerla bisognava “volare”.

Madre Francesca Cabrini è stata un dono e questi 175 anni passati da quando lei è scesa sulla terra,  non vanno dimenticati.

Oggi ho difficoltà a rivedermi fanciulla e giovinetta, quando passavo ore china sui libri e rinunciavo a ore di sonno per arrivare alla parola fine.

Ma adesso, sollevando lo sguardo da quelle vecchie pagine, guardo il cielo azzurro mentre la risacca del mare è lieve e il suo rumore sembra l’accompagnamento di un’orchestra. Il sole dà brividi che si spengono sulla sabbia: è il mio mondo che mi rende fiera di appartenergli. E dico a me stessa: “Quanti doni abbiamo ricevuto senza meritarceli!”. Questo Francesca Cabrini lo aveva capito benissimo.

 

Immagine: frame del film biografico ‘Francesca Cabrini’, diretto da Alejandro Monteverde co-autore con Rod Barr. La santa è interpretata da Cristiana Dell’Anna (nella foto), mentre Giancarlo Giannini veste i panni di papa Leone XIII

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