La prima legge al mondo che tutela i diritti dei sex-workers
Il Belgio diventa il primo Paese al mondo a sindacalizzare ufficialmente i sex–workers (lavoratori e lavoratrici del sesso), dopo essere stato il primo europeo a depenalizzare la prostituzione e, dal 2022, ad avviare un programma di riforme verso questa categoria finora marginalizzata e discriminata.
La legge appena approvata rende i sex-workers lavoratori a tutti gli effetti, con un regolare contratto da dipendente, contributi sociali, giorni di malattia e ferie retribuite, congedo di maternità, pensione, indennità di disoccupazione; quindi garanzie sul rispetto degli orari di lavoro, sulla retribuzione e sull’accesso ai benefici della previdenza sociale.
La norma include chiunque offra servizi legati alla sfera sessuale in cambio di denaro, come attori e attrici, porno, operatori di linee telefoniche erotiche, escort donne, uomini e persone non binarie. Escluso, invece, il lavoro svolto a casa o attività come lo spogliarello e la pornografia, come ha riportato theguardian.com.
Il 95% dei sex-worker sono donne
In Belgio, dove esistono i distretti a luce rosse in varie città, si stima che il 95% dei sex-worker siano donne, finora considerate libere professioniste, ma senza la possibilità di aprire una partita Iva e di essere considerate impiegate, anche perché l’80% proviene da paesi esteri, molte senza documenti e dipendenti dai protettori.
Con la nuova normativa, infatti, il legislatore si pone l’obiettivo di contrastare le forme di abuso e sfruttamento.
Ogni sex- worker godrà del diritto di rifiutarsi di svolgere determinate prestazioni così come di rapportarsi con specifici clienti, senza correre il rischio di essere licenziati.
I doveri dei datori di lavoro
I datori di lavoro non dovranno avere precedenti penali, obbligatoria la sede legale in Belgio, la presenza di una persona pronta a intervenire nei casi di emergenza, l’installazione di un pulsante d’emergenza in ogni stanza dove si svolgono le prestazioni, rispettare il massimo igiene e la disponibilità di tutti gli articoli che assicurano la sicurezza sanitaria.
Le critiche
Il sindacato belga delle lavoratrici del sesso ha salutato la legge come “un enorme passo avanti, che pone fine alla discriminazione legale”, ma teme “una strumentalizzazione” delle stesse regole per “ridurre o eliminare il lavoro sessuale: “Vediamo già alcuni comuni nascondersi dietro le parole ‘sicurezza’ e ‘igiene’, per promulgare normative locali molto severe che rendono il lavoro sessuale quasi impossibile da svolgersi”.
Criticata severamente da una parte del femminismo belga che ha giudicato la legge una “catastrofe” per le ragazze e le vittime della tratta. “Presumere che la prostituzione esista e che bisogna proteggerne i lavoratori, significa accettare questa violenza sessista e non combatterla”.
Le varie posizioni del femminismo
Una linea di principio quello delle attiviste belghe che rientra nella tradizione del pensiero liberale femminista. La National Organization for Women, per esempio, tende ad opporsi alla prostituzione, ma al suo interno esistono divisioni sulla politica della prostituzione e sulle misure specifiche nella lotta contro la tratta di esseri umani e la criminalizzazione.
E se per il femminismo radicale l’oppressione delle donne passa attraverso la subordinazione sessuale e la pornografia rappresenta la donna come subordinata, perpetrando la violenza nei suoi confronti, va dunque eliminata, per la corrente libertaria la donna deve essere libera di fare le sue scelte e alcune scelgono liberamente di dedicarsi alla pornografia come si fa con altre forme di lavoro. Da combattere, per le libertarie allora è la censura e le leggi anti-pornografia perché colpirebbero le minoranze sessuali quali gay/lesbiche e prostitute.
La maggior parte degli attivisti per le politiche a protezione delle lavoratrici del sesso dalla violenza rientrano in due categorie principali: abolizionismo o criminalizzazione, e legalizzazione o decriminalizzazione (depenalizzazione).
A breve gli effetti della legge belga
La legge belga approvata dal Parlamento nel maggio scorso è entrata in vigore il 1° dicembre 2024. Presto vedremo se, effettivamente, porterà gli auspicati benefici.
Immagine: 5 giugno 2019, Città del Capo, la coalizione Asijiki per la decriminalizzazione del lavoro sessuale protesta davanti al Parlamento del Sudafrica tenendo ombrelli rossi (simbolo internazionale dei diritti dei e delle sex-workers) e cartelli con la scritta “il lavoro sessuale è lavoro” – photo by SG-ZA – wikimedia.org

