Arrivano gli innovation brokers. Generatori di realtà produttive e interconesse

Presso il Politecnico di Milano in autunno si è dato il via a un progetto rivolto a un gruppo di leader africani promotori dell’innovazione. L’iniziativa si svolge in collaborazione con il Politecnico di Torino sotto il patrocinio dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo che ne ha finanziato le attività.  I partecipanti provengono da 6 Paesi Africani: Tunisia, Niger, Nigeria, Kenya, Etiopia, Mozambico.

Sono stati selezionati, fra un numero ingente di candidati, ben 21 professionisti appartenenti a diversi profili: funzionari, imprenditori, docenti universitari e ognuno di loro, con una storia diversa, è stato orientato a comportarsi primariamente come un innovation broker (intermediario dell’innovazione). Non solo, tutti hanno il compito di organizzare a loro volta una formazione direttamente nei loro paesi di origine, finalizzata a creare nuovi innovatori.

Moglie buoi dei paesi tuoi? Piuttosto il contrario, perché in questo caso si assiste alla formazione degli innovation brokers, ossia figure che agiscono per creare correlazioni, per mettere insieme realtà diverse per la costruzione di un ecosistema innovativo.

L’iniziativa rientra nel programma G7 Emerging African Innovation Leaders, una sorta di formazione che guarda oltre il continente, per l’impiego delle tecnologie più sofisticate per una crescita sostenibile. Insomma una fucina di talenti in paesi spesso dimenticati, che si apre a una globalizzazione del sapere e delle sue molteplici applicazioni.

In fondo, non bisogna mai dimenticare, che alla base di ogni innovazione risiede il libero scambio d’informazioni. L’obiettivo di un innovation broker è implementare la rete superando confini nazionali e regionali.

Troppo spesso, però, l’innovazione è un fine nobile, ma che finisce per restare intrappolato in aree geografiche poco funzionali all’inter-azione. Ebbene, gli innovation brokers, destinati a creare in Africa una nuova generazione d’innovatori, cercano le sinapsi logiche, geografiche, tecnologiche e non si curano d’idee obsolete quali la razza, la gerarchia, l’età.

Un po’ come dire che l’innovazione non ha bisogno di sovrastrutture che non connettono le idee e, tantomeno, promuovono partenariati per lo sviluppo di nuovi processi di apprendimento.

 

Fotografia tratta dal sito: polimi.it: Milano, settembre 2018

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.