Bus all’idrogeno? Non solo Tokyo

Nei giorni scorsi si è molto parlato dei bus all’idrogeno che la casa automobilistica Toyota ha consegnato alla municipalità di Tokyo (Giappone) la quale ha deciso di metterne 2 unità sulla propria linea di trasporto urbano.  La circolazione dei bus nella capitale nipponica inizierà nel marzo 2018, quando la municipalità riceverà dalla Toyota il secondo autobus.  L’obiettivo del Comune di Tokyo è arrivare a mettere in circolazione 100 autobus entro l’inizio dei Giochi Olimpici che si svolgeranno presso la capitale del sol levante nel 2020.

Il modello di autobus è il Toyota FC Bus, realizzato grazie alla collaborazione con l’Hino Motors. La casa produttrice garantisce che la tecnica adottata, la Toyota Fuel Cell System (TFCS– Toyota a celle a combustibile), oltre ad assicurare una maggiore efficienza energetica, è in grado di offrire la migliore prestazione ambientale rispetto a qualsiasi aggregato ambientale, azzerando le emissioni di CO2.

Il TFCS è un sistema che produce elettricità da una reazione chimica tra idrogeno e ossigeno. Funziona così: “il carburante è contenuto in serbatoi ad alta pressione” apprendiamo dal sito Toyota “che alimentano le celle a combustione dove l’idrogeno reagisce con l’ossigeno presente nell’aria generando elettricità”.  Come nell’ibrido benzina-elettrico “la tensione viene poi incrementata per alimentare il motore elettrico. L’energia in eccesso è, invece, accumulata in una batteria ogni volta che il veicolo frena o rallenta”, una manovra che consente un maggiore risparmio del carburante. ll serbatoio del veicolo è rifornito, naturalmente, con l’idrogeno.

L’autobus ha una potenza di 9 kW2 e una capacità di 235 kWh3.

La tecnologia

Secondo la tecnologia l’idrogeno può essere prodotto in 3 modi:
steam reforming: è a oggi il metodo più usato. Tale tecnica prevede la miscelazione del metano con vapore ad alta temperatura in modo da innescare una reazione e separare l’idrogeno. Invece di usare il metano derivante dai gas naturali, si cerca di ottenerlo dalle fonti rinnovabili, ossia dalle discariche e dagli impianti per il trattamento dei rifiuti;
gassificazione: processo di conversione in idrogeno di materiali organici come gli scarti delle lavorazioni agricole e zootecniche.  I materiali organici portati a temperature elevate innescano una reazione che separa l’idrogeno;
elettrolisi: è un processo elettrolitico dove il passaggio di corrente elettrica provoca la scomposizione dell’acqua in ossigeno e idrogeno gassoso.

Bolzano, eccellenza italiana, modello internazionale

In Italia la città più avanzata nell’uso dell’idrogeno per la mobilità è Bolzano: possiede 5 autobus fuel cell di proprietà della municipalità dei trasporti di Bolzano (Sasa) impegnati nelle linee pubbliche locali. Il capoluogo  è l’unico, al momento, ad avere un centro di produzione e distribuzione dell’idrogeno Centro H2 Sud Tirol, che ottiene esclusivamente attraverso la tecnica dello steam reforming, realizzato grazie ad Autobrennero (Società di gestione dell’A22), alla Provincia autonoma e ai finanziamenti del Fondo europeo sviluppo regionale (Fers).   In 3 anni l’impianto ha prodotto quasi 60 mila chilogrammi di idrogeno e fornito 5 mila rifornimenti di veicoli. Ma l’obiettivo è assai ambizioso: realizzare la prima autostrada l’A22, servita da idrogeno; da Carpi al Brennero, un distributore ogni 100 chilometri.

Centro H2 Sud Tirol possiede anche i mezzi a impatto ambientale zero, funzionanti su tutto territorio: oltre agli autobus pubblici di Bolzano nell’inventario appaiono 10 automobili (concesse in leasing a operatori come ad esempio gli alberghi). Veicoli su strada dal 2014 i cui percorsi hanno superato il milione di chilometri emettendo soltanto vapore acqueo ed abbattendo oltre mille tonnellate di anidride carbonica e 10 tonnellate di ossidi di azoto e quasi 17 chilometri di polveri sottili.

Bolzano è pronta a proporsi come modello internazionale. Dal 2014 ha, infatti, aderito a un ulteriore progetto l’HyFive (Hydrogen For innovative vehicles), tuttora in corso, al quale partecipano in 15, tra i quali le grandi produttrici di veicoli come l’Hunday, Honda, Daimler, Bmw e la Toyota.

Così Milano

Anche il parco di autobus pubblici di Milano è fornito di 3 bus all’idrogeno entrati in funzione dal 2013. Sono 3 modelli Mercedes Benz con sistema MB Citaro Hybrid Fuel Cell.   Appartengono all’ATM – municipalizzata del capoluogo lombardo – in esercizio sulla linea 84, il cui percorso parte dal centro per arrivare a San Donato M3, dove è stata installata una stazione di rifornimento.

Sia Bolzano sia Milano hanno partecipato al progetto internazionale CHIC (Clean Hydrogen in European Cities), un programma sperimentale che dal 2013 al 2016 ha coinvolto anche Londra, Oslo, Amburgo, Colonia, Aargau (Svizzera) e Whistler (Canada).

L’ATM di Milano, al momento d’introdurre gli autobus a idrogeno, si è data 5 anni di tempo per fare un bilancio dell’esperienza. Nel 2018, quindi, considerando l’alto costo di un mezzo di trasporto all’idrogeno, la municipalizzata milanese deciderà, secondo la sua situazione contabile, se ampliare o meno la flotta.

 

 

 

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