Rivedere i protocolli delle terapie standard post ictus?

Per i ricercatori dell’Istituto di Bioingegneria della Catalogna (IBEC) e dell’University College London (UCL) i protocolli di trattamento standard applicati ai pazienti colpiti da ictus dovrebbero essere rivisti, a favore della terapia ad alta intensità che offre migliori risultati riabilitativi.

Vari studi, finora, hanno individuato i migliori benefici nella riabilitazione motoria precoce (entro 6 mesi dall’ictus) e le linee guida ampiamente adottate dai sistemi sanitari del mondo – vogliono che la riabilitazione avvenga soltanto dopo le prime 2 settimane dal danno celebrale, con sessioni a bassa intensità di riabilitazione, ossia brevi.

I ricercatori dello studio in questione – pubblicato dal Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry – dimostrano, invece, gli importanti “vantaggi della riabilitazione ad alta intensità”, dopo aver compiuto un’analisi retrospettiva e messo a confronto i risultati riabilitativi di 2 studi indipendenti che riportano l’esperienza riabilitativa di 455 pazienti il cui ictus gli aveva parzialmente compromesso la funzione motoria nelle braccia.

Il primo studio svolto dall’UCL presentava un programma di riabilitazione di 3 settimane con 6 ore di terapia al giorno per un totale di 90 ore. Nel secondo studio i pazienti erano stati sottoposti alla Rehabilitation Gaming System  – una riabilitazione basata sulla realtà virtuale, sviluppata dall’IBEC che prevede un programma da 3 a 12 settimane – in cui hanno ricevuto solo 20-30 minuti di terapia quotidiana (da 7,5 a 30 ore in totale).

Misurando il tasso di miglioramento settimanale di ciascun paziente riguardo al rispettivo potenziale di recupero, i ricercatori hanno scoperto che il recupero di coloro che aveva ricevuto 6 ore di terapia diarie era significativamente maggiore di coloro che avevano fatto soltanto 20-30 minuti. Hanno scoperto, inoltre, che i benefici della riabilitazione diminuiscono quando la terapia inizia più tardi, ma hanno notato che i benefici della terapia ad alta intensità avevano risolto gli effetti dannosi dell’inizio tardivo della riabilitazione.

Il coautore Belén Rubio all’Agenzia Efe oltre a ribadire che “questi risultati ci mostrano che gli standard di cura offerti da molti sistemi sanitari devono essere ricanalizzati” ha aggiunto che “la terapia ad alta intensità deve essere implementata nei sistemi sanitari attraverso “la riabilitazione basata sulla realtà virtuale che consente ai pazienti fare terapia a casa”.

Oltre a Rubio lo studio è stato condotto dai ricercatori Paul Verschure, del gruppo di sistemi sintetici, percettivi, emotivi e cognitivi (SPECS) dell’IBEC, in collaborazione con Nick S. Ward, dell’UCL.

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