Overshoot day. Da maggio l’Italia è in debito con la natura

Il 15 maggio 2022 per l’Italia sarà l’Overshoot day, ossia l’esaurimento delle scorte naturali a disposizione per l’anno in corso.

Lo stabilisce la tabella del Global Footprint Network, l’organizzazione internazionale che misura l’impronta ecologica di ciascun Paese; vale a dire la domanda di risorse rispetto alla loro capacità di rigenerarsi.

L’Italia, secondo il ritmo dei consumi degli propri residenti avrebbe bisogno di 2,7 Terre, l’Austria e la Russia di 3,4, gli Stati Uniti di 5,2, secondo i calcoli del  National Footprint and Biocapacity Accounts.

Maggio 2022 è il mese con il maggior numero di Paesi che vanno in debito con la Terra e sono costretti a ricorrere alle risorse dell’anno successivo: sono 28, riferisce l’Ansa, 29 se l’Unione Europea viene considera nel suo insieme. Conosceremo l’overshoot mondiale il prossimo 5 giugno, in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente.

I dati fondamentali per l’analisi dell’impronta ecologica (NFA) in tutto il modo sono attualmente gestiti dall’ Ecological Footprint Initiative della York University per Footprint Data Foundation (www.FoDaFo.org : quest’ultima fondata nel 2019 dalla stessa università e dal Global Footprint Newtwork.

Dai calcoli a disposizione sappiamo già che l’umanità supera di 1,75 volte la capacità delle risorse di auto-generarsi.

Come si misura l’impronta ecologica 

L’impronta ecologica è misurata dal monitoraggio dell’area biologica produttiva necessaria per soddisfare le esigenze dell’umanità: include lo spazio per la coltivazione di cibo, la produzione di fibre, la rigenerazione del legno, l’assorbimento delle emissioni di anidride carbonica dalla combustione dei fossili e la costruzione delle infrastrutture. Il consumo di un paese è calcolato sommando le importazioni e sottraendo le esportazioni dalla sua produzione nazionale.

“Tutte le merci portano con sé una quantità incorporata di terra bio-produttiva e area marina necessaria per produrle e sequestrare i rifiuti associati – riporta il sito footprintnetwork.org -. I flussi commerciali internazionali possono quindi essere visti come flussi di impronta ecologica incorporata”.

L’impronta ecologica utilizza le rese dei prodotti primari (da terreni coltivati, foreste, pascoli e pesca) per calcolare l’area necessaria per sostenere una determinata attività.

La biocapacità viene misurata calcolando la quantità di terra e mare biologicamente produttiva disponibile per fornire le risorse consumate da una popolazione e per assorbire i suoi rifiuti, data la tecnologia e le pratiche di gestione attuali.

Per rendere comparabile la biocapacità nello spazio e nel tempo, le aree vengono adeguate proporzionalmente alla loro produttività biologica. Queste aree rettificate sono espresse in “ettari globali”. I paesi differiscono nella produttività dei loro ecosistemi, e questo si riflette nei conti.

I calcoli misurano l’uso delle risorse ecologiche e la capacità delle risorse delle nazioni nel tempo. Basandosi su circa 15.000 punti dati per paese all’anno, i conti calcolano le impronte di oltre 200 paesi, territori e regioni dal 1961 ad oggi.

 

 

Immagine: Milano, 24 maggio 2019, sciopero generale per il clima

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