L’impatto ambientale dei monopattini elettrici

I monopattini elettrici stanno conquistando le città europee.

In nome della mobilità sostenibile, dal 2020 l’Italia addirittura ne incentiva l’acquisto elargendo appositi bonus (nel 2022 si è potuto richiedere fino a 750 euro dal 13 aprile al 13 maggio).

Eppure le critiche nei confronti di questo mezzo di trasporto non mancano.

A quelle previste e prevedibili sulla sua sicurezza stradale – e l’avvedutezza o meno di chi li guida nel caotico traffico urbano –  si unisce ora il paradossale impatto negativo che avrebbe sull’ambiente.

Lo denuncia Anne De Bartoli, responsabile del CIRAIG, il gruppo di ricerca sullo sviluppo sostenibile del Politecnico di Montreal (Polytechnique Montreal) e dell’UQAM (Université du Québec) in Canada.

La ricercatrice ne contesta l’impronta di carbonio causato dalla batteria e dal telaio in alluminio, materiale quest’ultimo, afferma De Bartoli, che origina “elevate emissioni di CO2”.

Dunque se un monopattino elettrico di seconda generazione, stando a un’indagine condotta a Parigi, emette emissioni tre volte inferiori rispetto a una macchina (ma sei volte maggiore rispetto alla metropolitana) è, però, costruito con materiali che costituiscono un pericolo per l’ambiente, considerando che spesso vengono abbandonati e non smaltiti adeguatamente.

Il nichel, il piombo e il mercurio, presenti nella batteria anche se non in grandi quantità, oltre all’alluminio creano “nano particelle che possono penetrare in quasi tutti i tessuti viventi e contaminare l’intera catena” rincara Jerome Gaillardet dell’Institut de physique du globe di Parigi.

Vero che i produttori dei monopattini assicurano di aver reso la batteria inoffensiva, isolandola in custodie impermeabili, ma secondo Gaillardet non si hanno ancora della sua durata nel tempo.

L’uso dei monopattini – così come quello di ogni mezzo di trasporto a propulsione elettrica –  attenua ma non assolve alle funzione della sostenibilità ambientale.  Per azzerare l’ impronta di carbonio della mobilità serva ancora molta ricerca e l’impegno delle aziende produttrici.

 

 

Illustrazione pixabay

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