Messico. La tragica Festa della Mamma

Mariam RodriguezMiriam Rodriguez Martinez la mamma “dei desaparecidos” vittime dei cartelli messicani della droga è stata uccisa il 10 maggio 2017, giorno della Festa della Mamma in Messico.  È stata trovata priva di vita a causa di un colpo alla nuca, nella sua abitazione a San Fernando, nello Stato di Tamaulipas, dopo l’irruzione di un commando armato.

Miriam era la madre di Karen Salinas Rodríguez, una ragazza rapita nel 2012 e ritrovata morta in una fosse comune. Da allora si era adoperata per scovare gli assassini della figlia ed era riuscita a far arrestare alcuni membri di uno dei cartelli della droga attualmente dominanti, gli Zeta, responsabili del sequestro e morte della figlia.

Da allora Miriam aveva continuato il suo impegno verso la ricerca dei desaparecidos e di loro aguzzini, a capo dell’organizzazione Comunidad Ciudadana.

Miriam Rodriguez MartinezNel marzo 2017 uno dei responsabili del sequestro della figlia era fuggito dalla prigione e Miriam iniziò a ricevere minacce di morte. Le denunciò alla polizia alla quale chiese, inascoltata, protezione. Indifferenza delle forze dell’ordine, scrive il 13 maggio 2017 il quotidiano Avvenire.it smentita dalle autorità locali che affermano di aver organizzato pattuglie che eseguivano “regolarmente ronde di protezione 3 volte al giorno”.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani unito ad altre associazione chiede al Messico di indagare e fare chiarezza sull’omicidio di Miriam che merita giustizia, ma anche in nome della sicurezza degli attivisti minacciati.

Brevi cenni storici dei cartelli messicani

L’origine dei cartelli della droga messicani risale ormai a oltre 30 anni fa, esattamente agli anni ’80 del Novecento, quando un ex agente del corpo della polizia federale messicana, Miguel Angel Felix Gallardo, riuscì a prendere il controllo del commercio clandestino delle sostanze stupefacenti tra Massico agli Stati Uniti; e strinse il primo accordo messicano con i cartelli colombiani di quegli anni: uomo di riferimento del cartello di Medellin (Colombia), potentissima organizzazione criminale di narcotrafficanti, con ramificazioni nell’America Centrale, in alcuni Paesi del Sud-Americani e in Europa.  I fondatori dei cartelli colombiani non furono soltanto abituali trafficanti e spacciatori ma anche uomini dell’imprenditoria locali.  I cartelli colombiani entrarono in crisi negli anni ’90 e i cartelli messicani ne approfittarono per occuparne il  posto, facilitati dalla posizione geografica che li vede confinare con gli Stati Uniti d’America.

La militarizzazione e l’incremento della violenza

Ma negli anni 2000 diminuì la domanda di droga degli Stati Uniti: fattore che aspri la concorrenza e fece saltare gli equilibri tra i cartelli, i quali nel frattempo si erano militarizzati.  Il gruppo paramilitare degli Zeta a supporto del Cartello del Golfo portò i cartelli concorrenti ad arruolare forze paramilitari, con i compiti di difendere le rotte del narcotraffico e controllare e sorvegliare il territorio.

Il XXI secolo vide la concorrenza sfociare in una progressiva intensificazione della violenza, che coinvolse anche gli abitanti delle zone occupate dai cartelli o interessate nella rotta della droga.
Ciudad Juárez, vicino al confine con gli Stati Uniti, già universalmente famosa per gli omicidi perpetrati nei confronti delle donne, a migliaia, è stata scenario della faida, durata di 4 anni, tra i cartelli di Sinaloa e di Juárez, che le ha conferito il triste primato della città con il più alto tasso di omicidi al mondo, circa 9 al giorno. Tasso diminuito dal 2011, soltanto per motivi demografici: molti i cittadini che sono scappati dalla violenza della città.

Dal 2006 la politica centrale messicana ha tentato di affrontare il problema del narcotraffico, adottando misure che hanno portato all’indebolimento dei cartelli ma non alla diminuzione della violenza.   Tanto meno ha saputo porre un freno al fenomeno dei desaparecidos.

I desaparecidos

manifestazione per i 43 studenti messicaniUn fenemeno messicano diventato universalmente conosciuto quando nel settembre 2014, 43 studenti sono scomparsi a Iguala, mentre protestavano contro la corruzione del paese e la commistione tra i politici locali e la criminalità organizzata. Secondo una prima versione ufficiale, un gruppo di narcotrafficanti, scambiando i ragazzi per membri di una banda avversaria, li aveva sequestrati.  Dopo un anno e mezzo d’indagini condotta dalla Commissione Internazionale, dalla raccolta delle testimonianze, le analisi satellitari telefonche e forensi è emerso che i ragazzi sono stati catturati e poi trasferiti in una struttura segreta della polizia locale e li giustiziati. Secondo la Commissione Internazionale la polizia locale ha agito con la complicità e la copertura della polizia federale e dei servizi segreti dell’Esercito.

Tamaulipas è lo Stato messicano con il maggior numero di desaparecidos. Lo seguono gli Stati del Messico e Jalisco rispettivamente con 3.351 e 2.634 persone scomparse, secondo i dati forniti dal Governo centrale messicano nel gennaio 2017.

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