Mar Mediterraneo. Una risorsa da sanare

Il futuro del Mediterraneo è in gioco. Negli ultimi mesi, il mondo si è chiesto come sarà il mondo in futuro. Questo è il terzo numero del rapporto SoED dal 2005 e da allora è cambiato molto poco. Se vogliamo proteggere il Mediterraneo per le generazioni presenti e future, non possiamo più permetterci passaggi frammentari. Dobbiamo intraprendere cambiamenti drastici nel nostro rapporto con la natura. (François Guerquin, Direttore di Plan Bleu)

Il Mar Mediterraneo e la sue coste sono particolarmente esposti ai cambiamenti climatici, con un aumento del riscaldamento dell’ambiente e delle acque che va “più veloce del 20% rispetto alla media globale”.

Lo afferma lo studio Soed 2020: Stato dell’Ambiente e dello Sviluppo nel Mediterraneo RED 2020 – appena presentato da Plan Bleu – un’organizzazione che lavora nell’ambito del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente – e da MAP (Piano d’azione per il Mediterraneo) che riunisce i 21 paesi rivieraschi e dell’Unione europea.

Il Mare Nostrum è sotto osservazione da tempo. La sua sensibilità al cambiamento climatico si deve, secondo gli esperti, per essere un mare poco profondo e parzialmente chiuso: i suoi passaggi di comunicazione verso l’Oceano Atlantico (Stretto di Gibilterra),  con il Mar Nero (Stretto del Bosforo) e con il Mar Rosso (Canale di Suez) sono stretti. Questa serie di fattori fa sì che le sue acque si riscaldino di più rispetto alle acque degli oceani.

Il futuro del Mediterraneo, dunque “è critico”, sostiene lo studio che “lo sfruttamento delle risorse e degli organismi, l’inquinamento e il cambiamento climatico potrebbero esacerbare le fragilità preesistenti (…), mettendo in pericolo la salute e i mezzi di sussistenza” delle popolazioni dell’area. Già fortemente provate posto che secondo i dati raccolti dallo studio “il 15% dei decessi nel bacino del Mediterraneo sono attribuibili a cause ambientali prevenibili”.

I cambiamenti climatici, infatti, hanno conseguenze dirette sulla vita dei residenti, per le precipitazioni (proiezioni di riduzione fino al 30% entro il 2080), l’allungamento delle stagioni degli incendi, la proliferazione di specie invasive che minacciano la biodiversità e la pesca e l’innalzamento del livello del mare che lo studio stima tra 0,5 e i 2,5 metri entro la fine del secolo.
Soprattutto quest’ultimo fenomeno “minaccia gli abitanti delle zone costiere, vale a dire un terzo dei circa 510 milioni abitanti dei paesi del bacino del Mediterraneo” e dove sorge “la stragrande maggioranza dei siti del patrimonio culturale globale, la principale destinazione turistica del mondo”.

“Nonostante gli sforzi – considera Gaetano Leone, coordinatore del MAP – i paesi del Mediterraneo non sono sulla buona strada. Bisogna adottare “cambiamenti fondamentali a tutti i livelli e in tutti i campi”. Bisogna compiere una transizione dal modello di produzione e consumo a un modello sostenibile che integri la sfera ambientale a quella economica e sociale”.

Per salvare un mare storico, simbolico, poetico “..Forse a causa della mia infanzia, che continua a giocare sulla tua spiaggia, E nascosto dietro le canne, Dorme il mio primo amore, Porto la tua luce e il tuo odore, Ovunque io vada, E ammucchiato nella tua sabbia Conservo amore, giochi e pene” come canta l’artista Joan Manuel Serrat rivolto al “Mediterraneo”.

Immagine: Isola di Santorini (Grecia)

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