Un atto di Dio al Piccolo Eliseo

Foto tratta da che c’è di nuovo
In scena al Piccolo Eliseo di Roma fino all’8 gennaio 2017 la commedia “Paradiso 2.0. Un atto di Dio” di Davide Javerbaum, interpretata e riadattata dal talento artistico di Roberto Ciufoli, una “divinità laica” sul palcoscenico.
La regia è di Nicoletta Robello Bracciforti. Nessun altare, solo un palcoscenico riservato ad un’anomala divinità, un dio iracondo e giocoso, vestito come un rapper: giacca zebrata, maglietta dei Simpson, scarpe da ginnastica e collane da un vivace tintinnio.
Questo Padre senza tempo è sceso sulla terra per mostrare le novità in ambito di legalità divina. Un decalogo dei nuovi 10 comandamenti, “postato” per l’umanità. Un Dio all’avanguardia, dunque, che non rinuncia a due “classici” biblici: Gabriele e Michele, i due fedeli arcangeli, interpretati rispettivamente da Beppe Chierici e Michele Sinisi.
Un Dio 2.0 che prende le sembianze di un famoso personaggio televisivo per annunciare la “nuova parola” e sceglie per avvicinarsi al suo “pubblico”.
Mentre Gabriele, il capo imbiancato, la barba incolta siede dietro al Signore e lo supporta dell’esplicazione del dettato divino, Michele, giovane e aitante creatura alata, scende di continuo fra il popolo a raccogliere dubbi e perplessità; un “intervistatore” sui generis che raccoglie le domande del pubblico. Sembra stare dalla parte dell’umana gente, davvero. Eppure, sorprende il fatto che la sua modalità di porre domande ricordi il modus operandi del giornalista Salvo Sottile. Simile perfino il tono della voce con il suo divampare di quesiti scomodi a risposta multipla. Ma Dio, sagace e irriverente, elude talune risposte, seppur eterno nella sua onniscienza.
Un atto unico che pone lo spettatore davanti ad un Dio , ris-coperto da un velo di eccentricità. Narciso a tal punto da rivedere l’intera sua opera nella convinzione di sapere fare meglio. Forse sei giorni per fare il mondo, sono pochi. Diocentrico, senza spasmi critici, poiché è il genere umano ad aver interpretato erroneamente il suo volere. E se d’interpretazione si parla, Ciufoli riesce magnificamente nei panni inusuali del Divino. Convince e conquista il suo pubblico.
Padrone del cielo e della terra, iscritto in uno spazio scenico fatto di un divano che sa di eternità, il caro Roberto volteggia fra battute ilari e afflati improvvisi, la cui drammaticità spiazza e fa riflettere. Brillante, risplende di luce propria, supportato da una fisicità che sa di onnipresenza. Poi un bastone ed un cappello con cui l’attore gioca, forse per mimetizzare un’innata timidezza che rende la sua interpretazione ancora più “divinamente terrena”. Così come sembra strizzare l’occhio alle sue caratterizzazioni del piccolo schermo, facendo un richiamo alla soap Beautiful di cui fece parodie esilaranti.
Un Dio che si arrabbia, sorride, si dispera, pur compiacendosi, questo Dio dalle sembianze dis-umanizzate, figlio della “Sua”tecnologia.
La regia è asciutta nella sua messa in scena giocosa, irriverente e, al tempo stesso, rispettosa della condizione umana e divina. Efficace la visualizzazione dei neo comandamenti che si accendono alle spalle del “Pezzo grosso”, puntualmente decantati da una voce di donna, suadente come la protagonista “vocale” di Her, il suggestivo film di Spike Jonze. E anche qui come nella pellicola americana, non manca l’analisi critica degli estremismi socio-tecnologici del nostro tempo.
Paradiso 2.0. Un atto di Dio offre con leggerezza una riflessione su temi religiosi, mai privi di carica esistenziale, tacciata di imminente contemporaneità. Sebbene sia rischioso parlare di dilemmi quali il rapporto dicotomico fra i diversi credi, la compresenza del male del bene e l’inutilità della morte inferta in nome di Dio.
I passi del Vecchio e Nuovo Testamento vengono riadattati all’insegna del miglior revisionismo, incapace di fornire risposte innovative, tuttavia pronto ad ottenere il consenso dei molti. Quindi Dio, il “pezzo grosso”, ingegnere dell’universo, vorrebbe fare come i molti: dare l’avvio ai lavori di ristrutturazione senza destrutturare del tutto il progetto, senza, cioè, superare l’anacronismo vigente.
Pertanto, fra le pause in attesa del plauso, si respira l’aria di un’apocalisse imminente, personificata da Equitalia o dalla Raggi, (sindaco di Roma) diavolerie dei nostri giorni!
L’autore di questa insolita pièce teatrale, David Javerbaum è uno scrittore prolifico, produttore dello spettacolo televisivo Daily Show e ideatore dell’account The tweet of God (Il tweet di Dio), che ora ha chiuso- con, all’attivo 2 milioni di follower, per riappropriarsi del proprio tempo, energia e agilità mentale. Una vivacità intellettuale e bagaglio professionale che gli hanno permesso di creare un Paradiso 2.0, tradotto, diretto ed interpretato in Italia in modo accurato e originale. Costumi e scenografia in completa armonia con il testo e la messa in scena. Citiamo dunque, Bruno di Venanzio per l’ideazione scenica, Sandra Cardini per i Costumi, Pietro Sperduti per le Luci, Arturo Annecchino per le Musiche, Massimo Vulcano e Federica Miraglia per l’Organizzazione.
Ci congediamo con un ultimo monito dall’alto dei divini-schermi: credi in te stesso per accendere una speranza di sopravvivenza alla disperazione corrente.
