Katalin Karikó. La scienziata che ha fatto il vaccino

Katalin Karikó è la scienziata ungherese i cui studi hanno portato alla realizzazione dei vaccini RNAmessaggero (mRNA) contro il Covid 19.

La Karikò ha dedicato la sua vita alla terapia genetica basata sull’ mRNA; oggi è  presidente senior della BioNTech, ma nel corso della sua vita ha dovuto superare moltissimi ostacoli, anche generati dall’essere una scienziata donna, e fallimenti, spesso ha dovuto ricominciare da capo ma non ha mai abbandonato la fiducia sulla sua intuizione scientifica, a lungo ignorata quando non boicottata dalla comunità scientifica.

La biografia di Katalin Karikó è stata ricostruita dal giornalista scientifico Simone Petralia nella rubrica Ipazia del sito oggiscienza. it  ed è un esempio di volontà, costanza e tenacia.

La scienziata nasce a Szolnok, città a circa 100 chilometri dalla capitale ungherese Budapest, nel 1955. Figlia di un macellaio e di unna contabile, mostra grande interesse per le scienze fin dall’ elementari, tanto che a 8 anni vince il concorso sullo studio della fauna selvatica e, poco più tardi, al liceo si distingue come “migliore studentessa di biologia”. Terminati gli studi scolastici superiori, s’iscrive all’Università di Seghedino. Raggiunta la laurea, rimane nella stessa città dove sceglie di specializzarsi in biochimica presso il Centro di Ricerca Biologica (Szeged Biological Research Center).

Con i soldi nascosti nell’orsacchiotto della figlia

Qui inizia la sua ricerca sul mRNA grazie a una borsa di studio ottenuta dall’Accademia Ungherese delle Scienze, fino al 1985 quando perde il suo lavoro per i tagli al personale compiuti dal Centro. Con il marito decide, allora, di trasferirsi negli Stati Uniti e partono con la figlia di appena 2 anni. Per affrontare le spese per il trasferimento dispongono soltanto di 1200 euro ottenuti dalla vendita (al mercato nero) della propria autovettura e nascosti durante il viaggio  (secondo quanto raccontato dalla scienziata al New York Post)  “nell’orsacchiotto della bambina”.

Negli Usa riesce ad ottenere un incarico presso la Temple University di Filadelfia, dove partecipa a una sperimentazione clinica su pazienti affetti dall’AIDS e malattie ematologiche trattati con RNA a doppio filamento (dsRNA).

Nel 1989 iniziano i guai più seri. Dopo un’aspra discussione con il capo, nonostante i 5 anni di collaborazione, Katalin Karikó è costretta a lasciare la Temple University, ma riesce a entrare alla Scuola di Medicina della Pennsylvania University dove fa domanda per ottenere il finanziamento per avviare la ricerca sulla terapia genetica basata sull’mRNA impiegata per il trattamento d’ictus, cancro o malattie altre come la fibrosi cistica. Le viene rifiutato, come accadrà per molti anni relegando la sua intuizione e i relativi sviluppi a un vicolo cieco, rischiando di essere cancellati.

L’annus horribilis. “Sarò abbastanza intelligente?”

L’annus horribilis per la nostra scienziata è il 1995 quando oltre all’ostilità della comunità scientifica – subisce l’umiliazione di una retrocessione dal parte dell’Università; scopre di avere un tumore e il marito è bloccato in Ungheria per i problemi con il visto.
Aleggia il pensiero di “mollare tutto” riporta Simone Petralia riprendendo la confidenza della scienziata ungherese al magazine STAT “mi sono anche detta che forse non ero abbastanza intelligente per questo lavoro”.

Invece supera la crisi e nel 1998 quando l’immunologo Drew Weissman inizia a collaborare con la Pennsylvania University avvia un buon rapporto proprio con Katalin Karikó e insieme mettono a punto una terapia genetica, e l’immunologo al contrario della scienziata, riesce ad accedere ai fondi per avviare le sperimentazioni.

“Il problema principale dell’utilizzo dell’mRNA a fini terapeutici consiste nello sviluppo di una reazione infiammatoria da parte dell’organismo – spiega Petralia su oggiscienza.it -. Tutti gli animali sottoposti a trattamento muoiono immediatamente. La sperimentazione sull’essere umano appare impossibile ma Weissman e Karikó scoprono che modificando uno dei quattro blocchi costitutivi dell’mRNA, chiamati nucleosidi, è possibile scongiurare la risposta infiammatoria. Nel 2005, gli esiti dello studio sono pubblicati sulla prestigiosa rivista Immunity”. Segue il deposito del brevetto.

L’incontro con BioNTech

Il mondo accademico continua a essere diffidente. La Pennsylvania University si rifiuta sia di collaborare nel proseguimento degli studi sia di reintegrare la Karikó nel ruolo che aveva prima della retrocessione del 95. La scienziata (che nel frattempo ha depositato anche altri brevetti) lascia l’università e nel 2013 accetta l’offerta della piccola (allora) azienda tedesca BioNTech, la quale nel 2018 stringe un accordo con la grande azienda farmaceutica statunitense Pfizer proprio per lo sviluppo di vaccini a mRNA.

Dovrebbe vincere il Nobel per la Chimica

Il resto è storia dei nostri giorni. La BioNTech fondata nel 2008 a Magonza (Germania) è oggi leader nel settore della biotecnologia e della biofarmaceutica, attiva sia nell’ambito della ricerca sia nello sviluppo e commercializzazione di farmaci. Dall’ottobre 2019 è quotata in borsa; dopo la prima pubblicazione degli esiti dei test vaccinali per COVID – 19 (efficacia del vaccino superiore al 90%), ha raggiunto il valore di mercato di 25 miliardi di dollari.

Per  Derrick Rossi, Katalin Karikó “dovrebbe ottenere il Premio Nobel per la chimica”. Rossi è uno dei maggiori biologi molecolari degli Stati Uniti. Nato in Canada, ex professore di Harvard, conosce la ricerca della scienziata ungherese dalla pubblicazione dello studio nel 2005: riconoscendone da subito il potenziale l’ ha utilizzato come base per fondare nel 2010 la società biotech Moderna (che poi ha ceduto), a sua volta produttrice del vaccino a RNA messaggero anti-Covid. Nel 2014 Rossi aveva chiesto alla Karikó di lavorare per lui, ma la scienziata ungherese gli preferì BioNTech.

Il Nobel poi è arriverà ma nel 2023, condiviso con Drew Weissman, e non per la chimica, ma per la medicina.

Immagini: 1) Katalin Karikó; 2) Karikó con l’immunologo Drew Weissman, coautori dello studio pubblicato nel 2005; 3) Derrick Rossi

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2 Risposte

  1. Giuseppe ha detto:

    Sono un pensionato che il prossimo 6/3/1946 compirà anni 76, alla tenera di soli mesi 8 è stato colpito da poliomielite agli arti inferiori, sarebbe un peccato non cogliere queta occasione per chiedere alla dott.sa Katlin Kariko se fosse possibile produrre un vaccino in grado di rigenerare o/e riparare il midollo spinale lesionato a causa di tale patologia.
    Andria, 30/11/21
    F.to Giuseppe Colasuonno

  2. redazioneabbanews ha detto:

    Gent.mo Giuseppe Colasuonno,
    sarà nostra cura, contattare la prof.ssa Kariko Katalin, per chiederle se nel prossimo futuro è possibile prevedere ricerche biotecnologiche sulla rigeneraziono e/o riparazione del midollo spinale lesionato. Le inviamo un caro saluto

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