Artemis II. L’impronta italiana sul sentiero per la Luna

Artemis II, il 1° aprile 2026, salvo imprevisti tecnici, trasporterà gli astronauti oltre l’orbita terrestre per la prima volta in oltre 50 anni: esattamente dal dicembre 1972, con la missione Apollo 17.

Gli Stati Uniti riprendono l’esplorazione dal Kennedy Space Center della NASA, in Florida, con la seconda missione del programma Artemis. La prima venne lanciata nel novembre del 2022 e si concluse con l’ammaraggio il seguente 11 dicembre.

Quella del 1° aprile è la prima missione con equipaggio del programma e coinvolgerà quattro astronauti: Christina Koch e Victor Glover – la prima donna e il primo uomo di colore a volare verso la Luna -, Reid Wiseman e Jeremy Hansen.

Il viaggio durerà 10 giorni e servirà a testare il razzo Space Launch System (SLS) e la navicella spaziale Orion nello spazio profondo.

Distanza record

La missione non prevede l’allunaggio; il suo scopo è la raccolta di dati sui sistemi del veicolo, sul supporto vitale e sulle operazioni dell’equipaggio, elementi che permetteranno alla NASA di tornare sulla superficie lunare e, in futuro, di pianificare missioni su Marte.

Gli astronauti raggiungeranno una distanza record dalla Terra, superando quella stabilita dall’Apollo 13.

I contribuiti dell’Europa e dell’Italia

Artemis II è una missione statunitense, ma con il contributo determinante dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) e dell’Italia.

L’Europa fornisce l’energia necessaria al viaggio: costruito dall’industria europea, infatti, il Modulo di Servizio Europeo (European Service Module, acronimo ESM),  il cuore propulsivo di Orion, la navicella, spaziale. Ospita 33 motori che guidano e spingono l’equipaggio in sicurezza verso la Luna e ritorno.

Il modulo è dotato di tre tipi di motori che lavorano in sinergia. Il motore principale è supportato da motori ausiliari utilizzati per le correzioni orbitali e in grado di subentrare in caso di necessità.

Come già avvenuto per l’ESM 1, l’ESA ha affidato alla Thales Alenia Space (joint venture tra Thales al 67% e Leonardo al 33%) la realizzazione dell’ESM 2, avvenuta presso lo stabilimento di Torino.

Il contributo italiano, sviluppato in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e partner industriali come Airbus, comprende:

  • struttura Primaria: il telaio del modulo, progettato per sostenere le enormi sollecitazioni del lancio e il peso della capsula Orion;
  • sistemi Termomeccanici: Thales Alenia Space è responsabile del controllo termico e della protezione dai micrometeoriti;
  • radiatori: pannelli cruciali che dissipano il calore interno per mantenere una temperatura abitabile.

sistemi di Supporto Vitale:

  • stoccaggio acqua: quattro serbatoi da circa 80 litri ciascuno per l’idratazione degli astronauti.
  • valvole per l’aria: dispositivi che regolano la fornitura di ossigeno e azoto per creare un’atmosfera respirabile.

Una volta realizzati i componenti a Torino, lo chassis è stato inviato a Brema, in Germania, per l’integrazione finale prima della spedizione in Florida.

Verso il futuro

Completati i lavori per ESM 1 e 2, l’Agenzia Spaziale Europea ha già siglato contratti con Thales Alenia Space per la realizzazione della componentistica dei moduli ESM 4, 5 e 6, destinati alle missioni lunari fino al 2030.

 

Immagine: l’equipaggio dell’Artemis II – photo by NASA

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